Regina José Galindo: “Mientras, ellos siguen libres” – 2007

Lei nell'opera

 

Regina José Galindo: "Mientras, ellos siguen libres" - Live performance 2007.

Regina José Galindo:
“Mientras, ellos siguen libres” – Live performance 2007.

Il corpo di Regina è un corpo ribelle, polemico e politico. Uno strumento che le serve per raccontare con la carne stessa, la violenza subita dalle donne del suo paese. Per questa ragione non si pone limiti, perchè la violenza stessa in Guatemala, durante gli anni del conflitto armato, non ne ha conosciuti. Nessun rispetto per le donne, per il loro corpo, per la loro vita, per la loro dignità. Neppure quando erano incinte.

“Venni violentata ininterrottamente, per quindici volte, sia da soldati, sia da uomini in borghese. Ero incinta di sette mesi, pochi giorni dopo abortii”. Questa è una delle troppe testimonianze raccolte dalla Commissione per il Chiarimento Storico delle Violazioni dei Diritti Umani perpetrati sulla popolazione del Guatemala. Donne incinte, a pochi giorni o a un mese o due dal parto, spietatamente abusate. Doppiamente uccise, perchè oltre all’atroce stupro subito, perdevano anche i loro bambini. Ma questo era lo scopo degli aggressori: farle abortire, così da sterminare sul nascere le popolazioni indigene. Esiste qualcosa di più feroce?

Nel 2007 Regina aspetta un bambino. Raggiunge l’ottavo mese di gravidanza e poi decide di performare questa grave forma di violenza agita sulle sue connazionali: si spoglia, si sdraia su un lettino, divarica le gambe, si fa legare mani e piedi con veri cordoni ombelicali reperiti nelle cliniche dove avvenivano gli aborti delle donne stuprate. I suoi polsi e le sue caviglie legate da cordoni residui di aborti imposti.

(Giovanna Lacedra)

Annunci

Berthe Morisot: ” Jeune fille mettant son bas” – 1879

Lei nell'opera

Giovanna-Lacedra_Berthe_Morisot_La-ragazza-che-indossa-la-calza-1880

Autore: Berthe Marie Pauline Morisot

Titolo: Jeune fille mettant son bas | La giovane che indossa la calza

Tecnica: Olio su tela

Misure: 55 x 46 cm

Anno: 1879

Ubicazione: Collezione Privata

Berthe Morisot è stata una delle due rappresentanti femminili dell’Impressionismo Francese, e in assoluto la prima pittrice ad aderirvi, abbandonando l’accademismo dei Salon per la rivoluzione del tocco rapido di luce-colore. Pronipote del celebre pittore Rococò Fragonard, dimostrò immediatamente un’innato talento per il disegno e la pittura, ed ebbe genitori che senza alcun preconcetto la incoraggiarono su questo percorso. Espose tutti gli anni ai Salon Parigini dal 1964 al 1873. Fu modella di Eduard Manet. Amica di Degas. E nella celebre mostra parigina del 1874, quella allestita presso lo studio del fotografo Nadar e che diede i natali alla corrente Impressionista, fu lei, la sola donna a presenziare! E ancora, alla quinta mostra Impressionista del 1880 presentò una quindicina di quadri, tra cui questo e Charles Ephrussi, sulla Gazette des Beaux-Arts ne scrisse così: “La Signora Berthe Morisot è francese per signorilità, eleganza, allegria e spensieratezza; ha una predilezione per la pittura allegra e turbolenta; sminuzza sulla sua tavolozza petali di fiori per poi disporli sulla tela in pennellate spiritose, soffiate, buttate giù un po’ a caso, che si armonizzano, si combinano e finiscono col produrre un qualcosa di raffinato, intenso ed affascinante”.

(Giovanna Lacedra)

Marina Abramovic – Rhythm 10 – 1973.

Lei nell'opera

giovanna-lacedra-marina-abramovic-rhythm10-73

Autore Performer: Marina Abramovic

Titolo: Rhythm 10.

Luogo dell’esibizione: Edinburgo.

Anno: 1973.

Si tratta della prima storica esecuzione realizzata dalla maestra assoluta della Performance Art. Era il 1973. Marina prese venti coltelli e due registratori allo scopo di valicare i limiti del dolore fisico, sottoponendosi ad un gioco rituale russo.
giovanna-lacedra-marina-abramovic-rhythm10-1973

I coltelli vennero disposti in maniera ordinata, ben allineati,  e quando partì il sonoro l’artista prese a sferrare colpi di lama tra le sue dita aperte, seguendo il ritmo della registrazione. Ad ogni taglio che si procurava, cambiava coltello e ripartiva. Il secondo registratore le servì a documentarne i rumori.

L’anno seguente la stessa esecuzione venne realizzata in Italia, a Milano, presso la Galleria Diagramma del lungimirante Luciano Inga Pin, lo stesso gallerista che per primo invitò in Italia Gina Pane con la sua “Sentimental Action” e che nel 1993  permise ad una giovane studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Brera di nome Vanessa Beecroft, di portare in una galleria del suo calibro un progetto, il primo della sua carriera, noto ancora oggi con il nome di “Libro del Cibo”.

(Giovanna Lacedra)

Valie Export: “Genital Panic”.

Lei nell'opera

giovanna-lacedra-valie-export-genitalpanic

Valie Export,” Genital Panic” 1968.

Una performance testimoniata da una sequenza fotografica, realizzata per la prima volta presso il teatro comunale di Monaco. L’irriverente artista austriaca espone se stessa, seduta su una sedia. Indossa pantaloni in pelle neri, squarciati esattamente sui genitali. Il corpo vestito, la vagina bene in vista. Resta ferma, immobile, a gambe divaricate. Impugna un fulcile. Guarda dritto negli occhi lo spettatore, o forse “L’altro” maschile.

Eroina della lotta femminista, Valie Export (Linz, 1940) crea e agisce con un solo obiettivo: denunciare  e scardinare la violenza di genere e l’osoleta e riduttiva visione maschilista della donna intesa come mero come bambolina erotica o tata servizievole.

Carol Rama, Cadeau (C.21), 2000.

Lei nell'opera

Carol Rama, Cadeau (C.21), 2000.

Autrice: Carol Rama.

Titolo: Cadeau (C.21)

Tecnica: Vernice molle su zinco, 247×197 mm, Carta Muguet Duchene, 49,5×34,5 cm, Tiratura 19+III, Intervento dell’artista, successivo alla stampa, ad acquerello su ogni esemplare (particolare).

Datazione: 2000

Olga Carolina Rama, artista torinese, autodidatta, nata nel 1918. La sua ricerca contempla tecniche quali l’acquerello, il disegno, l’incisione, la cera molle. Soggetto è il corpo, spesso smembrato o i cosiddetti  objets trouvés ( protesi, scarpe, dentiere…) e più tardi applicherà su tela elementi organici come denti, artigli di animale, macchie di sostanze non identificate, talvolta potrebbero essere chiazze di sperma. Dipinge per guarirsi, dice. Durante la Biennale di Venezia del 2003 le è stato conferito il Leone d’oro alla carriera.

Di solito lo facevo nuda…

Perle di Voce

“Il mio corpo era lo strumento più importante.

Giovanna Lacedra - Valie-Export

Sentivo che, da un punto di vista politico, era importante utilizzare il corpo femminile per fare arte. Così quando realizzavo una performance, di solito lo facevo nuda, perché mi interessava lo sguardo degli uomini. ”

[Valie Export]

A farmi lavorare è la rabbia

Perle di Voce

“A farmi lavorare è la rabbia.

Louise Bourgeois

E la memoria mi aiuta a capire perchè mi sento come mi sento e faccio quello che faccio.

Bisogna essere accurati nei ricordi.

L’obiettivo è rintracciare la fonte della propria ansia. In questo consiste la psicoanalisi e a questo mi serve la scultura.”

[Louise Bourgeois]