Per Voce Creativa: Intervista a Simona Bramati

Per Voce Creativa

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa occasione Giovanna Lacedra incontra Simona Bramati (Castelplanio, 1975):

Umile, genuina, refrattaria ad ogni inutile forma di esibizionismo mondano, Simona vive ogni giorno del miracolo in cui si è trovata a crescere: l’incontaminata collina marchigiana di  Castelplanio. Adora gli animali, di cui si prende cura e dai quali si lascia “educare” ad un altro, più autentico “sentire”. Un “sentire” puro, nitido, ancestrale. E capace soprattutto di contaminare la sua ricerca artistica. Sono, infatti, gli animali ad essere spesso protagonisti delle sue opere. Insieme a creature di sesso femminile: rivisitazioni mitologiche  o autoritratti alterati. Simona è un’artista capace di ascoltarsi. Di stare dentro se stessa. Di andare a fondo, raschiando silenzi per poi riportare  in superficie nuovi vocaboli, sottoforma di immagini. Visioni sovente rintracciate nel proprio repertorio onirico. Un po’ come faceva il buon Johann Heinrich Füssli, con le proprie illusioni ipnagogiche.

Simona Bramati vive e lavora a Castelplanio, in provincia di Ancona. Questa è la sua Voce Creativa per voi:

Simona Bramati in studio

Simona Bramati in studio

G.:  Chi sei tu? La donna, l’animale, l’infante, l’artista…

S.: Spontaneamente mi viene da dire l’animale… Non so se è dovuto ad un mio rifiuto nei riguardi di certi comportamenti umani che sono anche miei, oppure perchè ho un certo pudore nel definirmi un artista! Donna lo sono e non posso sfuggire alla mia natura!!

G.:  E chi sono le creature che vivono nei tuoi dipinti?

S.: Molti animali e donne soprattutto!

G.:  Perché la pittura?

S.: È quello che ho sempre sentito di fare, ma è necessario fare esperienze di altro tipo, proprio per fortificare il proprio percorso espressivo e creativo.

G.:  E se non fossi un’artista?

S.: Sarei un animale!

G.:  Quale credi sia il compito di una donna-artista, oggi?

S.: Sai che credo di non saperlo più tanto bene!? Credo che si debba lavorare molto, poi il tempo darà i giusti frutti e il riconoscimento di un lavoro costante e valido, tanto quanto lo è per un uomo! È questo forse che intendi?

G.:  La domanda era aperta, dunque l’interpretazione deve essere naturalmente soggettiva, così come la risposta! Il bello di queste interviste è che a domande identiche vengono date risposte diversissime, perché ciascuna di voi ha un proprio sentire e proprie ideologie. Quindi, Simona, posso dirti che pongo domande perché le artiste si svelino mediante la spontaneità delle risposte che scelgono di dare. Ora passo a quella successiva: Quali sono le tematiche della tua ricerca e quanto c’è di autobiografico?

S.: Mi sono cimentata in tanti temi, dalla mitologia alla religione, leggendo testi di letteratura o semplicemente interpretando i miei sogni, a volte anche ad occhi aperti. Ma riguardando il mio lavoro credo sia un lungo diario che racconta la mia vita, il mio volto, le mie esperienze e quelle di persone che ho conosciuto o che fanno parte del mio immaginario! D’altronde la pittura è la mia scrittura e la mia valvola di sfogo… e per fortuna! Il mio volto torna spesso anche involontariamente, ma non per dar sfogo all’ego. Credo che accada soprattutto perchè  alla fine il mio volto è l’immagine con cui mi confronto ogni volta che mi specchio, dunque è l’immagine che conosco meglio!

Simona Bramati

Simona Bramati

G.:  So che vivi nella natura, una natura che ami, che ti ha avvolta e cresciuta. Quanto questo rapporto con la natura permea il tuo lavoro?

S.: Vivo in un casolare di pietra di tufo, dove è nato il mio bisnonno, mio nonno e mio padre! Intorno ho querce, noci e altri alberi meravigliosi, tanti anzi tantissimi fiori, e poi ci sono i miei amici animali che mi regalano ogni giorno la convivenza più equilibrata che io possa desiderare! Tra animali domestici e selvatici in pratica è come se vivessi dentro ad uno zoo senza gabbie, e ogni giorno cerco di difendere questo miracolo! Tutti questi elementi sono di conseguenza entrati nel mio lavoro, in silenzio e lentamente.

G.:  Mi dici come nasce un tuo lavoro?

S.: A volte ho delle visioni vere e proprie, altre volte mi basta una parola, altre percorro lo studio di un tema che scelgo secondo le mie esigenze.

G.:  Ad ispirarti, influenzarti, illuminarti ci sono o ci sono state letture particolari?

S.: Ogni cosa che leggo m’influenza, se rientra nelle mie corde ovviamente. Non un libro in particolare, ma più letture m’hanno portato poi ad una riflessione per iniziare un nuovo lavoro o un nuovo progetto.

G.:  Che musica ascolti quando hai le mani in pasta al tuo lavoro?

S.: Solitamente ascolto Radio 3 con due apparecchi da due stanze diverse così ho una specie di effetto dolby surround in casa. Ma ho una collezione di musica “ricercata”, intendo non commerciale che spazia a 360° nei generi e di cui non posso farne a meno.

G.:  Scegli 3 delle tue opere, scrivimene il titolo e l’anno, e dammene una breve descrizione.

S.: Scighitz 2004, perchè è colui che mi ha aperto la strada, dipinto in un momento in cui il mio corpo stava cedendo, gli diedi un bacio appena terminato e gli domandai dove sarebbe finito! Dopo poco tempo fu scelto per la mostra “Il Male, esercizi di pittura crudele”alla Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Scighitz--olio su tela-180x120 cm-2004

Scighitz – olio su tela – 180×120 cm – 2004

S.: Basileia 2008, lei è la Regina del luogo in cui vivo. Un giorno ebbi la fortuna di conoscere Alberto Granado che visitò la mia personale dal titolo “Lachesi, la filatrice del destino” in cui era esposta anche Lei, a Jesi presso la Salara di Palazzo della Signoria. Lui mi disse “tu eres la Regina”! Voleva dire che quel viso mi assomigliava! Ecco che rispondo di nuovo alla domanda di prima! In questo caso assomiglio al soggetto, le galline erano quelle che razzolavano in giardino, tutte con i nomi, il piccione era Tubo Piccions e i piccoli pulcini morti per il freddo “hanno posato” poi per me, mentre li tenevo nella mano oramai senza vita!

Basileia - olio su tela - 300x150cm - 2008

Basileia – olio su tela – 300x150cm – 2008

S.: Della vita a cedere 2013, è un mio ritratto. E’ la visione di un futuro prossimo alla morte che guarda con fierezza la fine, senza tirarsi indietro. I corvi tirano i capelli simbolo di vanità, che difronte alla morte è nulla. Le braccia sono i primi elementi che mutano, i più vicini ai corvi che sfruttano la metamorfosi in atto per appoggiarsi. Visibilmente il ciclo della vita si ripete.

Della vita a cedere - olio e matita su tela -70x100 cm - 2013

Della vita a cedere – olio e matita su tela -70×100 cm – 2013

G.:  L’opera d’arte che ti fa dire: “questa avrei davvero voluto realizzarla io!”?

S.: Un’opera di Enrico Robusti del 2004 dal titolo “Mi vergogno perchè la sofferenza mi rende una bestia scura”.  Stupenda!

G.:  Un o una artista che non ti ha mai emozionato:

S.: Jeff Koons

G.:  Un o una artista che avresti voluto esser tu:

S.: Louise Bourgeois

G.:  In quale altro ambito sfoderi la tua creatività?

S.: In giardino

G.:  Work in progress e progetti per il futuro:

S.:  C’è sempre un work in progress, che a volte rimane li per giorni.Progetti si, ma finchè non vedo preferisco non parlarne!

G.:  Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore

S.: “Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo, altrimenti la tua arte non sarà laudabile.” (Leonardo)

Per approfondire:

www.simonabramati.it

https://www.facebook.com/simonabramati.artista