LA BAMBINA PUGILE | CHANDRA LIVIA CANDIANI

Femme Poète
Certe mattine al risveglio
c'è una bambina pugile 
nello specchio,
i segni della lotta 
sotto gli occhi
e agli angoli della bocca,
la ferocia della ferita
nello sguardo.
Ha lottato tutta la notte
con la notte,
un peso piuma
e un trasparente gigante
un macigno scagliato
verso l'alto
e un filo d'erba impassibile
che lo aspetta 
a pugni alzati:
come sono soli gli adulti. 

Ellepourart-chandraliviacandiani

Chandra Livia Candiani è nata a Milano nel 1952. Poetessa e traduttice di testi buddhisti, conduce laboratori di poesia presso le scuole elementari più periferiche di Milano, per tirare fuori la poesia che i bambini hanno entro. Ha pubblicato le seguenti raccolte:  Io con vestito leggero (Campanotto 2005), La nave di nebbia. Ninnananne per il mondo (La biblioteca di Vivarium 2005), La porta (La biblioteca di Vivarium 2006), Bevendo il tè con i morti (Viennepierre 2007) e La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore (Einaudi 2014). È presente nell’antologia Nuovi poeti italiani 6 curata da Giovanna Rosadini (Einaudi 2012).

SE CONTINUARE IL GIORNO | Franca Bacchiega

Femme Poète

Si sgretola
la dignità di sopportarsi
quando la maschera
d’improvviso diventa il volto
nell’attimo in cui scorgo,
trattenendo nelle labbra il tremito,
l’immagine deforme di me stessa
offerta dal tuo sguardo
che suppone in me una scelta
non conforme a verità.
S’offusca l’oro chiaro del rispetto
nella parvenza di un equivoco
tra l’anarchia e i sistemi
tra la confitta e la speranza
di dialogare ancora
incapace di decidere
o comporre tra queste un’armonia.
Immerse nel tramonto
le dune sulla spiaggia dell’Agarve
per poco ancora illuminate, orlo a orlo
lottano con l’ombra
E con la luce.

 

f-bacchiega

Franca Bacchiega, nata e a Bassano del Grappa nel 1936, è traduttrice, scrittrice di narrativa, poesia e saggistica. Insegna Letteratura americana presso l’università di Urbino. Vive a Firenze. Le sue poesie sono pubblicate in diverse raccolte – da Nella musica delle fontane (Vallecchi, 1984) a Vivaio (Passigli, 1998) e Aelia Laelia (Garzanti, 2003) – il cui ultimo capitolo è il Sentiero delle upupe (2008). Numerosi sono i contributi alla traduzione di poesia e narrativa degli scrittori americani degli stati del Sud-Ovest, ai quali ha dedicato molti anni di studio (Sotto il quinto sole, Passigli, 1989).

 

ALCESTI – Mariangela Gualtieri

Femme Poète, Giovanna Lacedra.

Ma solo pensare a te.
Non è una figura che viene
una nitida traccia.
È come cadere in un posto
con un po’ di dolore.

Tu sei il mio tu più esteso
deposto sul fondo mio. Tu. Non c’è
un’altra forma del mondo
che si appoggi al mio cuore
con quel tocco, quell’orma.
Tu. Tu sei del mondo la più cara
forma, figura, tu sei il mio essere a casa
sei casa, letto dove
questo mio corpo inquieto riposa.
E senza di te io sono lontana
non so dire da cosa ma
lontana, scomoda un poco
perduta, come malata.
Un po’ sporco il mondo lontano da te,
più nemico, che punge, che
graffia, sta fuori misura.

Mio vero tu, mio altro corpo
mio corpo fra tutti mio
più vicino corpo, mio corpo destino
ch’eri fatto
per l’incastro con questo mio
essere qui in forma di femmina
umana. Mio tu. Antico suono
riverberante, antico
sentirti destino intrecciato
sentire che sei sempre stato,
promesso da ere lontane
da distanze così spaventose
così avventurose distanze da
lontananze sacre.

Tu sei sacro al mio cuore.
Il mio fuoco
brucia da sempre col tuo
il mio fiato.

Io parlo delle forze —
di correnti sul fondo del mio lago
sul fondo del tuo, oscure e potenti,
più del tempo dure più dello
spazio larghe, ma sottili
al nostro sentire,
afferrate appena
e poi perdute, nel loro gioco.

Che cosa siamo io e te? Che cosa eravamo
prima di questo nome? E ancora
saremo qualcosa, lo sappiamo e non
lo sappiamo, con un sentire
che non è intelligente lavorio cerebrale.

Nessuna parte di corpo che muore
nessun pezzo umano, nessun arto,
nessun flusso di sangue, nessun
cuore, nessuno, niente che sia
stretto nel giro del sole, niente
che sia solo terrestre umano muove
il tuo cuore al mio, il mio al tuo,
come fossero due parti di un uno.

Allora tu sei la mia lezione più grande
l’insegnamento supremo.
Esiste solo l’uno, solo l’uno esiste
l’uno solamente, senza il due
.

mariangelagualtieri

Mariangela Gualtieri è nata a Cesena, in Romagna, nel 1951. Si è laureata in architettura all’IUAV di Venezia. Nel 1983 ha fondato, insieme al regista Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca, di cui è drammaturga e attrice.

Nel Simposio di Platone la creatura mitologica che porta il nome di Alcesti assurge a emblema dell’amore disinteressato, dell’Eros più autentico, per cui solo chi ama è disposto a morire per la persona cui ha consacrato il proprio cuore.

L’INVENZIONE

Ellepoems, MIEPOESIE

Tu non sei niente.

Sono stata io

a renderti qualcosa,

Io

a farmi nido dentro te.

Ma ho scelto

l’albero sbagliato,

quello spoglio

e senza radici.

 

Tu non sei niente.

Sono stata io

a trasformarti

nella volta celeste.

Ma non hai stelle

e mi son perduta.

Il buio inghiotte,

non guida.

Mi sono smarrita

perchè in te

non esisteva

alcuna strada.

 

Tu non sei un luogo

e non sei un nido,

tu non sei un albero

e non sei un cielo.

Tu non sei voce

e non sei poesia.

 

Tu non sei.

 

(Giovanna Lacedra 2016)

 

 

ENTRO IN QUESTO AMORE | Maria Luisa Spaziani

Femme Poète, Giovanna Lacedra.

 

Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.

Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.

Maria_Luisa_Spaziani

Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014) è stata tra le più note e significative poetesse contemporanee europee. Nata a Torino ha vissuto a Messina, Milano e Parigi prima di stabilirsi a Roma dove ha svolto un’intensa attività pubblicistica. A diciannove anni ha fondato e diretto la rivista «Il dado» che aveva tra i collaboratori Vasco Pratolini, Sandro Penna, Vincenzo Ciaffi. Pare che poco prima di morire,Virginia Woolf le inviò un capitolo del romanzo Le onde con una dedica autografa: «Alla piccola direttrice». Nel 1949 incontrò, al Teatro Carignano di Torino, Eugenio Montale al quale si legò in un sodalizio intellettuale e affettivo. La Spaziani è stata autrice di teatro, scrittrice di aforismi, poesie, prose d’invenzione e racconti. Ha ottenuto premi prestigiosi e fondato la Cattedra di Poesia. Ha collaborato con il Corriere della Sera e il mensile internazionale Poesia dell’Editore Crocetti. 

LA LIBELLULA – Amelia Rosselli

Femme Poète

Fluisce fra me e te nel subacqueo un chiarore
che deforma, un chiarore che deforma ogni passata
esperienza e la distorce in un fraseggiare mobile,
distorto, inesperto, espertissimo linguaggio
dell’adolescenza! Difficilissima lingua del povero!
rovente muro del solitario! strappanti intenti
cannibaleschi, oh la serie delle divisioni fuori
del tempo. Dissipa tu se tu vuoi questa debole
vita che non si lagna. Che ci resta. Dissipa
tu il pudore della mia verginità; dissipa tu
la resa del corpo al nemico. Dissipa la mia effige,
dissipa il remo che batte sul ramo in disparte.
Dissipa tu se tu vuoi questa dissipata vita dissipa
tu le mie cangianti ragioni, dissipa il numero
troppo elevato di richieste che m’agonizzano:
dissipa l’orrore, sposta l’orrore al bene. Dissipa
tu se tu vuoi questa debole vita che si lagna,
ma io non ti trovo e non so dissiparmi. Dissipa
tu, se tu puoi, se tu sai, se ne hai il tempo
e la voglia, se è il caso, se è possibile, se
non debolmente ti lagni, questa mia vita che
non si lagna. Dissipa tu la montagna che m’impedisce
di vederti o di avanzare; nulla si Può dissipare
che già non sia sfiaccato. Dissipa tu se tu
vuoi questa mia debole vita che s’incanta ad
ogni passaggio di debole bellezza; dissipa tu
se tu vuoi questo mio incantarsi, – dissipa tu
se tu vuoi la mia eterna ricerca del bello e
del buono e dei parassiti. Dissipa tu se tu puoi
la mia fanciullaggine; dissipa tu se tu vuoi,
o puoi, il mio incanto di te, che non è finito:
il mio sogno di te che tu devi per forza assecondare,
per diminuire…

[dal poema “LA LIBELLULA” – 1958]

Giovanna-Lacedra- AmeliaRosselliPOETESSA

Amelia Rosselli, scrittrice e poetessa italiana, nata a Parigi da madre inglese e padre esule antifascista, è stata inoltre traduttrice e giornalista. All’età di vent’anni si stabilisce a Roma e la sua poesia diviene nota quando Pier Paolo Pasolini decide di pubblicare una selezione di sue liriche sulla rivista “Menabò”. Seguirà tutta la sua produzione di poemetti e raccolte. Vittima di gravi crisi depressive, Amelia si  suicida l’11 febbraio del 1996, lo stesso giorno e lo stesso mese in cui si suicidò Sylvia Plath nel 1963. E non è forse un caso, dal momento che la Plath fu da lei tradotta, studiata e profondamente amata.

NOTTE D’AMORE | Ingeborg Bachmann

Femme Poète

Io una notte d’amore dopo una lunga notte
ho di nuovo imparato a parlare e piangevo
perché mi è uscita di bocca una parola. Ho imparato di nuovo a
camminare,
sono andata alla finestra e ho detto fame e luce
e notte mi stava bene per luce.

Dopo una notte troppo lunga,
dormito di nuovo bene,
confidando.

Nel buio parlavo più felicemente.
Continuavo a farlo ogni giorno.
Muovevo le dita sul mio viso.
Non sono più morta.
Un cespuglio incendiato nella notte.
Il mio vendicatore si è fatto avanti e si chiamava vita.
Ho detto addirittura: lasciatemi morire e pensavo
senza timore alla morte più amata.

[Ingeborg Bachmann | Notte d’Amore | 1964]

giovanna-lacedra-ingeborg-bachmann

Ingeborg Bachmann è  stata redattrice, scrittrice e poetessa austriaca. nata in Carinzia nel 1929, frequentò l’università di Innsbruck e di Vienna, laureandosi in giurisprudenza e germanistica. Divenne poi redattrice radiofonica e presto iniziò a comporre opere letterarie, prima fra tutte ” Un negozio di sogni” del 1952. Nel 1957 ricevette il primo premio letterario del Gruppo 47 con la raccolta di poesie “iL tempo dilazionato”. Il più celebre, forse, dei romanzi pubblicati è “Malina” nel 1971. la Bachmann spinse la sua indagine esistenziale di donna e di scrittrice a un limite estremo. Per lei l’infelicità era la conseguenza di un difetto strutturale della società, che si rifletteva nella feroce autorità paterna e nella violenza contro gli ebrei. La scrittura era allora l’unico mezzo per guarire le ferite provocate dall’esistenza. Soggiornò molto all’estero, tornando di tanto in tanto in Austria: London, Paris, Berlin, ma soprattutto Roma, città in cui decise di trasferirsi definitivamente nel 1965. E a Roma il 17 ottobre 1973 in seguito alle ustioni riportate in un incendio divampato nella notte del 26 settembre, nella sua casa di via Giulia.

ACQUA SMOSSA | Elisa Biagini

Femme Poète

Volto la testa da te
verso un altro
mare,
lascio tracce di parole
scie dei nostri ricordi:
il cappotto mi
tiene la forma
sennò sarei neve al sole.

E come acqua smossa
nella mia
testa
con ogni tua parola
mi fai cerchi nel lago del cuore.

Mi perdo
nei liquidi
sgonfiandomi di pianto
bicchiere d’acqua sarò
arriverò dal
mare una mattina.

Bevimi a gocce,
bevimi a sorsi
che io sia in te
in
ogni tuo passo.

[Elisa Biagini | Acqua Smossa]

Giovanna-Lacedra- Elisa-Biagini

Elisa Biagini è nata nel 1970 a Firenze, dove attualmente risiede dopo un lungo periodo di studio e di insegnamento negli Stati Uniti. Ha esordito giovanissima con la raccolta Questi nodi (Gazebo, Firenze 1993), cui ha fatto seguito Uova (Zona, Genova 1999), libro bilingue con testi in italiano e in inglese. Ha pubblicato sue poesie e traduzioni su importanti riviste italiane e americane. Per Einaudi ha pubblicato L’ospite (2004), Nel bosco (2007), Da una crepa (2014). Nel 2012 è stata invitata a rappresentare l’Italia al Poetry Parnassus di Londra. Scrive poesie  per incontrare la realtà.

“Scrivere è un atto di responsabilità che presuppone piena e costante consapevolezza delle proprie azioni, dove l’abbandono c’è ma deve essere controllato.” (Elisa Biagini)

Per Voce Creativa: Intervista ad Alessandra Baldoni

Per Voce Creativa

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa occasione, Giovanna Lacedra incontra Alessandra Baldoni (Perugia, 1976) :

E’ nata il 6 maggio 1976 sotto il segno del toro, ed ha presto intrapreso uno dei viaggi più magici e faticosi che si possano scegliere: quello dentro di se stessa. Lo ha fatto attraverso la penna e l’obiettivo fotografico; vecchi album di famiglia e indimenticabili pagine di letteratura al femminile.

Fotografia e poesia sono diventate il suo linguaggio. La sonda con cui attraversa l’universo e scaglia l’indicibile, tra luci silenti e ombre di pece. La bellezza, però, vince sempre.  La bellezza è nella vita che trionfa – che cola dalla piaga – oltre le ombre. Anche quando “germoglia dalla ferita”.

La sua ricerca sta tutta nel saper perdere e ritrovare le tracce dell’inafferrabile: quello di un’immagine senza tempo o di una poesia precipitata sul foglio, dall’eternità.

Alessandra Baldoni ha una semplice urgenza: raccontare lo splendore riassumendolo in un’immagine. A suggerirle la visione sono sovente  versi di autrici come Amelia Rosselli, Antonia Pozzi,Virginia Woolf, Ingeborg Bachmann… oppure i suoi. Perchè Alessandra, prima di tutto scrive.

Lo scatto non è che l’arrivo. È l’approdo di un viaggio minuziosamente raccontato in appunti, annotazioni, progetti. E i luoghi che scandaglia, le stanze che attraversa, i boschi che setaccia e i laghi che capovolge, sono tutti sulla mappa della sua anima.

“Ho il mio mondo dentro

e la verità è uno spiraglio

per ricongiungere cielo e terra

ma deve passare di quà

dentro il mio ventre

dove sopito giace

il suono del tuo nome “

[Alessandra Baldoni  | MA.Rea | 1999]

 

Laureata in filosofia, sente, legge, fotografa e ama tra Roma e le sue amate sponde del lago Trasimeno.

Questa è la Voce Creativa di Alessandra, per voi:

G.: Chi sei tu? La donna, l’animale, l’artista…

 A.:  Sono l’animale che cerca una tana per la notte, che respira bosco dalla narici – sono la fedeltà immediata alla terra. Sono la donna che ama, che siede sulle rovine e pensa come raccontare lo splendore. Sono l’artista che naviga a vista nel destino ma con il nord inciso sulla pelle per non perdere mai le mie stelle anche nel buio di pece delle difficoltà.

Giovanna_Lacedra_Alessandra-Baldoni

Alessandra Baldoni

 

A.:  Sin da bambina non ho avuto altro desiderio se non quello di essere un’artista. Non so neppure se posso parlare di scelta – almeno all’inizio. Era scritto nelle cavità delle ossa, viaggiava come messaggio luminoso nel mio sistema nervoso. La scelta è nella coerenza e la perseveranza, nell’andare avanti nonostante tutto. La scelta è sapere che la bellezza germoglia dalla ferita.

G.: Perché lo fai?

A.:  Perché non potrei essere altrimenti né fare altro. Perché credo che l’arte sia strumento per la crescita, credo abbia il potere salvifico di mostrarci le cose in modo diverso. Perché l’arte si ferma e racconta ciò che perdiamo, ciò che lasciamo indietro… ci porta ad ascoltare le voci minori, a fare spazio, a correre il rischio di indagare realmente chi siamo. (Ma se proprio devo pensare a qualcosa d’altro … direi l’illusionista, perché amo vedere lo stupore negli occhi).

G.: Perché la fotografia?

Alessandra Baldoni - C'er un volto - stampa fotografica da negativo, dibond cm 50x60 - 2005

Alessandra Baldoni | “Le mie parole sono Balocchi” dalla serie “C’era un volto” – stampa fotografica da negativo, dibond cm 50×60 – 2005

A.:  Un po’per caso (mio padre che a otto anni mi regala la mia prima “compattina”, una Olympus e da lì non ho mai smesso di fare foto) e un po’per necessità personale. Ho sempre amato la fotografia, i vecchi album di famiglia, le immagini in bianco e nero di nonni e antenati di cui a me arrivava si e no solo il ricordo del nome. Da piccola stavo ore ad inventarmi storie su quei volti sbiaditi. La fotografia ferma solo un istante – uno solo – e non svela mai tutto. Intorno ad una foto si può immaginare, si può scrivere, supporre, indagare. E’quella crepa nella memoria, quello strappo nel tempo dalla cui fessura nasce la bellezza.

G.: Quale credi sia il compito di una donna-artista, oggi?

A.: Credo sia quella di raccontare l’altra metà del cielo e della terra, l’orizzonte capovolto – al polo opposto. Credo sia quello di essere coerente e fedele alla propria sensibilità, di mostrarci con il suo sguardo altre possibilità, altre storie, altre verità.

G.: Quali sono le tematiche della tua ricerca e quanto c’è di autobiografico?

A.: In un certo senso, ogni mia opera è assolutamente biografica. Parlo di amore, memoria, sogno, perdita, letteratura. Non potrebbe essere diversamente. Devo “sentire” ciò che racconto con le mie opere, altrimenti tutto diventerebbe maniera, esercizio di stile. Tanto più è intimo il racconto, tanto più tocca corde universali e permette un riconoscimento. Parto sempre dalle mie stanze, da me, ma poi cerco il simbolo, cerco di rappresentare storie e accadimenti con metafore visive.

G.: Come nasce un tuo lavoro (step by step) ?

A.: Prima c’è il fuoco, il sentimento di qualcosa che attira i miei occhi: l’ispirazione può arrivare da qualsiasi direzione e innesca un cortocircuito in me. All’inizio, all’origine – c’è sempre la parola. Ogni mia immagine nasce e si solleva dalla scrittura. Scrittura di altri o parole mie che spesso entrano anche a far parte del lavoro. Diciamo che stendo sulle pagine del mio diario piccole sceneggiature per uno scatto. Lavoro per serie fotografiche quindi in primo luogo c’è lo studio, la ricerca, la lettura. Poi il diario raccoglie anche idee spunti ricerche.  Preparo ogni cosa, scelgo volti, luoghi, abiti, accessori e oggetti per il mio set. Quando arrivo allo scatto ho tutto talmente inciso nella mente che paradossalmente è il momento più veloce. Arrivare a quello scatto, alla costruzione del set e della mise en scène può richiedere settimane intere. Il lavoro è pronto quando le immagini si specchiano nei titoli e nelle parole da cui sono partita e la serie è coerente nell’insieme.

Giovanna_Lacedra_Alessandra-Baldoni_Copertina-libro-Monica-Pareschi

Foto in copertina: Opera di Alessandra Baldoni | “C’è come un dolore nella stanza ed è superato in parte” dalla serie “Salva con nome” – 2013.

G.: Ad ispirarti, influenzarti, illuminarti ci sono o ci sono state letture particolari?

A.: Le mie emozioni sono sempre appese al rigo della pagina. La letteratura è nutrimento, acqua di gestazione, placenta di carta che avvolge l’immagine. Sono cresciuta trae con i libri, e restano un amore incondizionato. Negli ultimi anni leggo soprattutto poesia e ho una grande passione per i racconti, perché richiedono esattezza e disciplina e non ammettono concessioni, né esitazioni. Sono i luoghi dove si sperimenta, dove le parole sono scardinate dall’abitudine che le consuma e tornano ad avere una potenza quasi esoterica. Ultimamente, una mia immagine ispirata ad Amelia Rosselli (“C’è come un dolore nella stanza ed è superato in parte”) ha avuto il privilegio di essere scelta come copertina della raccolta di racconti “E’di vetro quest’aria” della scrittrice e traduttrice Monica Pareschi. Ne sono molto fiera e credo che questa foto non avrebbe potuto sentirsi “più a casa”, al posto giusto, che sulla copertina di questo libro incredibile.

G.: Che musica ascolti quando hai le mani in pasta al tuo lavoro?

A.: Musica diversa secondo il progetto a cui sto lavorando. Molto jazz, musica classica, ma anche Tori amos, Joan as Police Woman, Mogwai, Cat Power, Antony and The Jonson…

 

G.: Scegli 3 delle tue opere, scrivimene il titolo e l’anno, e dammene una breve descrizione.

A.: “Fino a te”, dalla serie “Le cose che vedi” 2008.

Giovanna_Lacedra_Alessandra-Baldoni-Fino a te

Alessandra Baldoni | “Fino a te” , dalla serie “Le cose che vedi” stampa fotografica a colori da negativo, dibond, cm 140×100  – 2008

C’è questo sentimento del perdersi, questo rischio tutto femminile del bosco. Capita spesso che le protagoniste delle mie foto siano di spalle, rivolte altrove. E’un invito a seguirle, in un certo senso a cercare il lupo insieme a loro, ad immaginarne lo sguardo intento a scoprire l’ignoto – o forse semplicemente l’inascoltato. Si trattiene il fiato – tra il timore e la meraviglia. C’è il rosso, colore che inseguo e mi insegue, e c’è il filo che cuce il destino e ricama le possibilità. C’è il mistero del chi o che cosa ci sia dall’altra parte del filo a tenerne il capo perché ogni bosco ha dietro di sé un luogo, una radice, una nostalgia che si lascia e a cui si torna cambiati. Come se il cuore oscillasse tra ciò che ci trattiene e ciò che ci fa osare.

“Anche io nasco dal fondo di un lago – colmo di pianto”, dalla serie “Salva con nome” 2013

Anche io cresco dal fondo di un lago ÔÇô colmo di pianto

Alessandra Baldoni | “Anche io cresco dal fondo di un lago-colmo di pianto, dalla serie “Salva con nome” – stampa digitale su dibond, cm 70×50 – 2013.

Un omaggio ad una delle mie poetesse preferite, Antonia Pozzi, morta suicida a 26 anni. Le sue parole mi hanno nutrito, accompagnato, ferito e guarito. Ho camminato accanto a lei sulla neve, raccolto stelle alpine con il respiro sopra il crepaccio, amato l’ombra azzurra della montagna e pronunciato poesie come fossero preghiere. Parole incantesimo, bellissime e fragili come ghiaccio sopra l’acqua, parole che possono rompersi e portare via l’anima in un vortice liquido, un fondale di dolore.

“I Need Protection”, installazione- ferro vetro fotografia poesia, 2014

Giovanna_Lacedra_Alessandra-Baldoni-I need protection, particolare dell'installazione 3

Alessandra Baldoni | “I need protection”, particolare dell’installazione, ferro vetro poesia fotografia – 2014.

L’anno scorso sono stata invitata alla “Biennale del vetro” di Sansepolcro. Mi sono trovata a lavorare con un materiale per me nuovo e a dover ripensare il mio abituale modo di procedere. Ho chiesto a 21 persone di donarmi il loro segreto-desiderio più profondo o paura impronunciabile, così che io potessi custodirle e proteggerle, togliendo loro il peso e la gravità. Ho raccontato ogni loro frase/verso con un’immagine nascosta all’interno di uno scrigno. E’nata così l’installazione “I need protection”, scrigni di ferro e vetro, archivio sentimentale. Il vetro è fragilità trasparente, amore e spina. Ha cura di cose preziose ma può nello tesso tempo rompersi e diventare lama. Il vetro taglia, lacera la pelle e ne fa ferita. Biancaneve avvelenata dorme un sonno che sembra morte in una bara di vetro. L’amore può vederla e svegliarla con il suo bacio. Il vetro mostra la bellezza,  è diaframma che separa e misura. Teche di vetro proteggono le reliquie dei santi e raccontano il martirio. Noi da fuori osserviamo il miracolo. L’adorazione è fatta di visione. “I Need Protection” è un antidoto, un luogo che accoglie e si prende cura delle parole.

G.: L’opera d’arte che ti fa dire: “questa avrei davvero voluto realizzarla io!” ?

A.: Mi succede a volte ed è sempre bellissimo. Perché è come innamorarsi, riconoscere      un’appartenenza. Mi capita con le opere di Maria Lai, di Sophie Calle, di Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora e in molte altre circostanze. Quando qualcosa mi commuove o mi ferisce, quando sento con lo stomaco e lo stupore mi fa tremare il cuore.

G.: Un o una artista che non ti ha mai emozionato:

A.: Diciamo che non amo l’arte fatta apposta per stupire, urlata e colorata come un luna park, l’arte che mi dice esattamente cosa provare e che non lascia spazio al mistero. Devo sentire la verità da un’opera d’arte, non mi interessa il gioco o il clamore fine a se stesso.

G.: Un o una artista che avresti voluto esser tu:

A.: Più che altro avrei voluto essere Houdini

G.: In quale altro ambito sfoderi la tua creatività?

A.:  Ovunque posso perché da ogni luogo e direzione può venire la scintilla, l’idea. E’un attitudine, un modo di indossare la vita e di camminare nello spazio.

Alessandra Baldoni

Alessandra Baldoni

G.: Work in progress e progetti per il futuro:

 A.: Prima di tutto portare a termine il lavoro Orlando in ordine sparso”, dedicato all’“Orlando”di Virginia Woolf. Ho inoltre in mente di realizzare una serie di workshop dedicati al rapporto tra fotografia e narrazione. E poi un nuovo progetto fotografico/installativo in bianco e nero ed un lavoro dedicato a Vittoria Aganoor Pompilj (poetessa vissuta sulle sponde del mio lago) e una serie di mostre personali in giro per l’Italia.

 

G.: Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore

A.:Preferisco il ridicolo di scrivere poesie, al ridicolo di non scriverne”  (Wislawa Szymborska)

“Se ho scritto è per pensiero/ perché ero in pensiero per vita” (Antonella Anedda)

 

Per approfondire:

http://www.alessandrabaldoni.it

 

LA VIOLAZIONE FELICE

MIEPOESIE

Confesso:

sei tu la mia gloria,

il mio traguardo esiste

nell’umido fremito

della tua feritoia

(e cola il coraggio di avermi).

 

La dissoluzione del male

esplode nel peccato

delle tue curve accese

e arrese all’ignoranza

( prendimi…o perdimi…).

 

Ti amo perché non sai

e la tua incoscienza di Eva

detta il miraggio

di una sontuosa strada di luce.

Quasi ti perdo… avendoti…

(e la carne si macchia di sapienza).

 

(Giovanna Lacedra | 2002)