Per Voce Creativa: Intervista a Elisa Rescaldani

Per Voce Creativa

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa occasione Giovanna Lacedra incontra Elisa Rescaldani  (Milano, 1981):

Irrimediabilmente sedotta dal fascino ellenistico della Medusa Rondanini come dal potere fendente della musica Heavy Metal, Elisa Rescaldani –  occhi limpidi, sorriso sincero – è una creatura gentile, sempre pronta a ringraziare e a muoversi in punta di piedi, anche le volte in cui potrebbe far rumore. È un anima potentemente in ascolto; sensibilissima alle lame del potere e dell’indifferenza. La rabbia, però, non è un sentimento che trova specchio nel suo volto. Dolcissima nei modi, delicata nel sentire, Elisa ha negli anni affinato una propria modalità di rielaborazione del dolore. Questa modalità porta il nome di Digital Paint. Fotografie, tavola grafica, software, emozioni, turbamenti, energia vitale, sono tutti ingredienti capaci di tramutare una ferita in esperienza salvifica.  L’immagine plasmabile, mutabile, stravolgibile è sempre pronta a prendere la forma dei suoi moti interiori.

Inscriverei la ricerca visionaria di Elisa in un Surrealismo Gotico, con atmosfere Dark e certamente Postromantiche.

Elisa vive e lavora a Milano. Questa è la sua voce creativa per voi.

Elisa Rescaldani

Elisa Rescaldani

G.: Chi sei tu? La donna, l’animale, l’infante, l’artista…

E.: L’artista… Per lo meno, cerco di far emergere i miei pensieri, i  malesseri, i mostri, le gioie, le sensazioni, i turbamenti…per donarveli.

G.: E se non fossi un’artista?

E.: Sarei qualsiasi altra cosa, ma sempre con all’interno un piccolo artista che vorrebbe emergere per farvi conoscere tutti i mostri che lo circondano. In realtà… non saprei cosa potrei essere se non fossi un’artista. Ho sempre disegnato, pasticciato, sperimentato, fantasticato e viaggiato moltissimo con la mente.

G.: Perché lo fai?

E.: Perchè sono così, se non lo faccio mi reprimo e non sto bene… è una necessità, un mio rituale ben preciso, le due parti devono coesistere e crescere insieme. Diciamo che si compensano.

G.: Perché la fotografia digitale?

Fotografia Digitale e Digital Paint per l’appunto. Direi perché sono sempre stata attratta dalla tecnologia e dalla sperimentazione, oltretutto avendo fatto studi grafici ho avuto la possibilità di avvicinarmi sin da subito al multimediale. Poi sono tornata a più classici in Brera. Direi che il mio è stato un percorso un po’ contorto… e se vogliamo un po’ al contrario!

G.: Quale credi sia il compito di una donna-artista, oggi?

E.: Oggi, come sempre, una donna che fa arte deve dire la sua, sbattere in faccia al mondo la realtà, dichiarare, sensibilizzare e aprire nuovi mondi.  Ma credo sia il compito di ogni artista, a prescindere dal genere.11048780_815444441859631_321708385740054787_n

G.: Quali sono le tematiche della tua ricerca e quanto c’è di autobiografico?

E.: Il mio lavoro è quasi completamente autobiografico e segue tematiche ben precise, oramai pilastri della mia ricerca o della mia ossessione, anche se col tempo e con gli accadimenti i filoni si sono lievemente arricchiti. Fondamentalmente mi rifugio in un’idea di morte come vita, nella chirurgia come risalita, nel malessere come ricerca di noi stessi e nei viaggi come mondi paralleli conquistati e da portare sempre con noi.

G.: Come nasce un tuo lavoro?

E.: Lasciamo un pizzico di mistero? Beh …posso partire da una fotografia e costruirci un mondo intorno, oppure posso cominciare con qualche segno su un foglio bianco in photoshop, o avviare il mio viaggio a partire da un collage. Dipende! Certo è che non mancano mai la fotocamera, la tavola grafica e il pc.

G.: Ad ispirarti, influenzarti, illuminarti ci sono o ci sono state letture particolari?

E.: Due testi fondamentali hanno “iniziato” il mio percorso, entrambi della stessa autrice che ho avuto la fortuna di poter conoscere, Francesca Alfano Miglietti. Il primo testo è il catalogo “Rosso Vivo” e il secondo ” Nessun tempo, nessun corpo”. Sono stati i cardini di una porta che non si è più chiusa.

G.: Che musica ascolti quando hai le mani in pasta al tuo lavoro?

E.: Sicura di volerlo sapere? Hard Rock ed Heavy Metal.

G.: Scegli 3 delle tue opere per raccontarci il tuo lavoro:

Wax” – Digital Paint  – 2013

Wax - Digital Paint - 2013

Wax – Digital Paint – 2013

Hate” –  Digital Paint – 2013

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Hate – Digital Paint -2013

Solitudine” – Digital Paint – 2015

Solitudine - Digital Paint - 2013

Solitudine – Digital Paint – 2013

E.: Tutti hanno in comune la mia difficoltà nella risalita, nel difficile controllo delle emozioni; la fatica di fissare nella mente il ricordo senza farlo svanire, o di  prendere tutto quello che causa dolore e trasformarlo in una corazza sana, talvolta curativa.

G.: L’opera d’arte che ti fa dire: “questa avrei davvero voluto realizzarla io!”?

E.: “Il sonno della ragione genera mostri” di Fussli o la Medusa Rondanini.

G.: Un artista che non ti ha mai emozionato:

E.: Braque, non c’è storia con lui!

G.: Un artista che avresti voluto esser tu:

E.: Gustav Klimt e Louise Bourgeois, entrambi emozionanti.

G.: In quale altro ambito sfoderi la tua creatività?

E.: In cucina…provo sempre ricette nuove e provo le diverse cucine del mondo

 

G.: Work in progress e progetti per il futuro:

E.: Il mio percorso artistico è un continuo work in progress, come lo è il mio Io e la mia vita. Faccio sempre piccoli passi in avanti, la strada è lunga e ho tanto da imparare, ma io ho i pattini!

G.: Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore:

E.: “Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni” di Amedeo Modigliani.

Per approfondire:

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