Per Voce Creativa: Intervista a Liliana Cecchin

Giovanna Lacedra., Per Voce Creativa

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa occasione Giovanna Lacedra incontra Liliana Cecchin  (Santhià ,1955):

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Lo studio di Liliana Cecchin

La solitudine è una distanza interiore. Un luogo isolato dentro di noi. È un silenzio che alberga nel cuore del frastuono. È l’essere affannosamente vicini, eppure intoccabili.

Nella frenesia del vivere odierno vite si sfiorano, sguardi si lambiscono o rifuggono altri sguardi, gomiti si scontrano, corpi si stipano sveltamente in vagoni che, rapidissimi, li condurranno ovunque. Ciascuno verso la propria destinazione, ignota a chi gli alita ad un palmo. Ciascuno verso un altrove che non ci riguarda.

Liliana Cecchin dipinge la folla. Il sentimento della fretta, della distanza. Il movimento di chi torna, di chi va, di chi non accadrà mai per l’altro, se non nella fugace scia di movimento con cui macchierà il suo campo visivo.

Infondo non siamo altro che una legione di sconosciuti, che navigano pelle a pelle in città liquide e annichilenti. Chi ci siede accanto non saprà mai chi siamo. Solitudini accanto ad altre solitudini.

Liliana Cecchin vive e lavora a Santhià, in provincia di Vercelli. Questa è la sua Voce Creativa per voi:

G.: Chi è Liliana?  

L.: È una sognatrice con tanta voglia di fare, scoprire e viaggiare…

G.: E se non fossi un’artista… chi e cosa saresti ?

L.: Una giramondo!

G.: Perché lo fai?

L.: Lo faccio per passione, perchè non potrei stare senza.

G.: Perché la pittura?

L.: Perché trovo sia ancora la tecnica migliore per realizzare le mie idee.

G.: I luoghi dell’effimera e anonima folla, sono quelli che immortali sulla tela. Perchè?

L.: Ho sempre avuto un’attrazione particolare per tutto quello che rappresentava il movimento. Ho colto la sfida di immortalarlo sulle tele, affascinata da Balla e Boccioni. Quando sono in mezzo al caos delle stazioni e delle metropolitane, vorrei poter magicamente fermare tutto nei miei quadri.

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Liliana Cecchin at work

G.: Quali sono le tematiche della tua ricerca e quanto c’è di autobiografico?

L.: La quotidianità vista attraverso gli spostamenti che possono essere quelli di lavoro o vacanza. Un pezzo della nostra giornata, della nostra vita. L’azione del muoversi tra tante altre persone che in comune con noi hanno solo l’andare o il tornare da un luogo di cui non sappiamo nulla.  La metropolitana che si riempie di gente, le scale mobili che brulicano di persone nelle ore di punta, appiccicate una all’altra ma perfettamente estranee. In realtà, tutto questo movimento di folla nasconde una profonda solitudine di anime. Anime che si sfiorano ma non si toccano. Lo spazio che lascio sotto ai piedi della gente vuole esprimere il senso di solitudine che si prova anche quando si è  in mezzo agli altri. Forse l’aver svolto per tantissimi anni un lavoro in cui sono stata a stretto contatto con le persone ha contribuito ad alimentare  questo mio “bisogno” di dipingere gente che corre, che cammina, che ha fretta. Come ho sempre corso io e come ancora corro.

G.: Come nasce un tuo lavoro?

L.: Scelgo il posto dove scattare un po’ di foto (stazione, metro, strade affollate). Vado, scatto sequenze ripetitive, privilegiando pavimentazioni che creano riflessi. Stampo il tutto e comincio a scegliere le inquadrature che mi ispirano di più e in cui vi sia maggiore dinamismo denunciato da scie di luce che accentuino la non definizione del movimento. Nel caso di lavori grandi, per le parti più particolareggiate traccio un quadrettato sulla foto che riporto poi sulla tela ( a cui ho dato un fondo leggero in acrilico color pastello). Disegno il tutto e poi passo alla parte pittorica. Di solito lavoro su due tele in contemporanea, mentre aspetto che asciughino alcune zone dove vado poi a fare le velature.

G.: Ad ispirarti, influenzarti, illuminarti ci sono o ci sono state letture particolari?

L.: No… anche se io adoro Kafka.

G.: Scegli 3 delle tue opere, scrivimene il titolo e l’anno, e dammene una breve descrizione.

L.: “Cadorna 1”  – olio su tela  -cm 120×100 – 2006.

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Quest’opera  rappresenta la stazione Cadorna della Metro milanese. È volutamente giocata sui toni del bianco e nero.

L.: “Torino metro – fermata Porta Nuova”  – olio su tela – cm 148×112 – 2014.

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L’immagine pittorica immortala il momento in cui si aprono le porte della metro e la gente esce con passo affrettato dirigendosi verso le scale; gli uomini d’affari si mescolano con le donne che tornano dal supermercato con i sacchetti della spesa, o con gli studenti.

L.: “Hong kong airport last call for the flight” – olio su tela –  2015.

Hong Kong Airport last call for the flight -olio su tela 100x70 2015 .jpg

In questa tela la fisicità delle persone non si distingue quasi più. Qualcuno vorrebbe considerare   astratto quest dipinto. In realtà io mi ostino a cercare minuziosamente i particolari che riconducono all’identificazione della figura.

G.: Quale credi sia il compito di una donna-artista, oggi?

L.: Cercare di dare tutta se stessa all’arte senza scendere mai a compromessi, anche se purtroppo checché se ne dica, er le donne è sempre molto difficile.

G.: L’opera d’arte che ti fa dire: “questa avrei davvero voluto realizzarla io!”?

L.: Tra i contemporanei, uno dei ritratti di Benjamin Bjorklund, oppure “la ronda di notte” di Rembrandt.

G.: Un o una artista che non ti ha mai emozionato:

L.: Pollock.

G.: Un o una artista che avresti voluto esser tu:

L.: Gerard Richter

G.: In quale altro ambito sfoderi la tua creatività?

L.: Quando ho tempo, in cucina.

G.: Work in progress e progetti per il futuro:

L.: Sto preparando dei lavori dove lo spazio vuoto è predominante e i toni di colore sono più soffusi. Tra i miei progetti c’è anche quello di tradurre in versione tridimensionale le cose che finora ho fatto sulla tela, oltre ad altre sperimentazioni.

G.: Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore:

L.: Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto importante che tu la faccia. (Ghandi)

Per approfondire:

www.puntosullarte.com

www.saatchiart.com

 

Credo che la violenza pervada tutto…

Perle di Voce

“Credo che la violenza pervada tutto. La violenza è parte dell’individuo, parte dell’essere umano. Non la vedo come una violenza verso me stessa ma semplicemente come un riflesso di quel che succede intorno a me…

Giovanna-Lacedra-regina-josè-galindo

Il mondo è violento, ma non riassumerei il mio lavoro come violento: quel che cerco di fare è trovare la poetica nella stessa violenza”:

[Regina Josè Galindo]

 

ESTOY VIVA  è la prima mostra antologica mai dedicata a questa straordinaria artista-performer guatemalteca. A realizzarla è  il PAC  – Padiglione d’Arte Contemporanea – di Milano. Dal 25 marzo all’8 giugno 2014,a cura di Eugenio Viola e Diego Sileo.

E nel prossimo numero di Frattura Scomposta Magazine un articolo completo e dettagliato su questa mostra e su questa donna, firmato Giovanna Lacedra.

Per Voce Creativa: Intervista a Silvia Serenari

Per Voce Creativa

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa occasione Giovanna Lacedra incontra Silvia Serenari (Piombino, 1974).

Plotino sosteneva che “l’occhio non avrebbe mai percepito il sole se non avesse dapprima assunto la forma del sole”…e la forma del sole è circolare, come quella delle nostre pupille. Il sole è vita. È calore. È energia. Eppure è la terra a ruotare intorno ad esso, come tutti gli altri pianeti. La rotazione, mi spiega Silvia, è il continuo movimento/mutamento al quale sono sottoposte tutte le cose della natura. Rotazione è ciclicità. È qualcosa che non si ferma. È l’eterno movimento dei pianeti e dell’esistenza.

Ora, la forma che riassume tutto questo è il cerchio, la più dinamica delle figure geometriche. La più misterica e la più emblematica.

Simbolo di compiutezza, per i Rinascimentali era emblema della Divina Perfezione: la città ideale di Francesco Di Giorgio Martini aveva al suo centro un Tempio a pianta circolare, la cupola del Brunelleschi non era che una titanica semisfera a doppia calotta con struttura autoportante e la visione antropocentrica dell’uomo –  tipica dell’Umanesimo –, trovava la sua sintesi nella rappresentazione dell’Uomo Vitruviano da parte di Leonardo, e ancor prima dalle parole stesse di Marco Vitruvio Pollione, che tra le pagine del suo Trattato dedicate alle proporzioni del corpo umano, ebbe a definire l’ombelico “il centro del compasso”.

Anche il Mandala, simbolo della cultura Veda  e sostantivo sanscrito letteralmente traducibile in “possedere l’essenza”, ha forma circolare. E non è allora un caso se lo psicanalista Carl Gustav Jung, il secolo scorso volle affermare che il mandala è l’archetipo dell’ordine interiore e che, mediante la sua forma circolare, “ esprime il fatto che esiste un centro e una periferia, e cerca di abbracciare il tutto, è il simbolo della totalità.”

Il cerchio, dunque, è Tutto. È vita-morte-vita. Ciclicità, Eternità, Perfezione. E dal cerchio alla sfera… ecco la forma dei pianeti… e quella di un ventre gravido. Di un utero, di un seno. La convessità anatomica che prelude all’arrivo di un figlio. Vita nella vita.

Ciclicità, appunto.

Questo e molto altro nell’opera di Silvia Serenari, che mescola materiali tradizionali come la ceramica a tecniche digitali come il video e la fotografia. A voi, le sue parole:

G.: Una descrizione libera di te:

S.: Simile alle nuvole, al vapore, ai riflessi, come racchiusa in una bolla, fluttuo, nell’universo delle idee, nel mio iperuranio. Uno spazio sacro, metafisico, spirituale origine del mio essere artista. Adoro gli alberi soprattutto in autunno e guardare il cielo attraverso i rami spogli, le trame fitte di vegetazione, l’odore di sottobosco, in questo mi identifico molto con il significato del mio nome: Silvia deriva da Selva , che viene dai boschi.

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G.: Forniscimi una definizione del ruolo della “donna-artista”  nel corso della storia:

S.: In passato il ruolo della Donna nell’arte era quello di musa ispiratrice; un ruolo prodotto dell’immaginario maschile. Invisibili al mondo, le donne operavano invece nel proprio intimo, e solo alcune di esse sono riuscite ad uscire alla luce. Una delle prime grandi Donne della storia  (a me molto cara) è Hildegard Von Bingen ( 1098 – 1179 ) una perla rarissima, che ha lasciato un’eredità di grandi opere in diverse discipline. Dalla musica all’arte, da scritti di cosmologia alla medicina e alla botanica. Hildegard fu autrice della lingua ignota (una delle più antiche lingue artificiali), e  vista l’epoca in cui visse, condusse una vita controcorrente, una vita decisamente fuori dalle “mura” oltre le quali solitamente venivano relegate le “ Donne”.

G.: Come vedi collocata la donna nella società contemporanea?

S.: Nella società occidentale, la vedo in crescita, anche se si annidano nella mente ancora dei pregiudizi difficili da estirpare. Spesso, i primi pregiudizi nascono proprio all’interno della  famiglia: la donna, oltre ad avere un lavoro, deve occuparsi a pieno titolo dei  lavori domestici e della crescita dei figli, spesso senza collaborazione da parte dell’uomo.

G.: Qual è, secondo te, il dovere di “un’artista-donna” all’interno società contemporanea?

S.: Senza distinzione tra donna e uomo, in accordo con  Schumann, ritengo che  : “ illuminare la profondità del cuore umano è il compito dell’artista”.

G.: Quando e  come hai capito di voler fare e/o di essere un’Artista?

S.:  A 20 anni, contemporaneamente ai miei studi di filosofia ho iniziato i primi esperimenti fotografici. Nel 2000 mi sono trasferita a Roma e lì, nella città eterna,ho realizzato  che volevo fare l’artista. Ho impiegato 3 anni di ricerca prima di uscire alla luce con il  lavoro:  “Anima Urbis” (una mistica urbana) condensazione dei miei studi e delle mie ricerche spirituali.

G.: Perché lo fai?

S.:  Per necessità,  è il mio “Daimon”.


G.: Il Cerchio, simbolo di compiutezza, per i rinascimentali  era l’emblema della Divina Perfezione; il cerchio è oggi al centro della tua ricerca.  Perché?

S.:  Cerchio e rotazione sono alla base di gran parte della mia ricerca. Una ricerca del “Divino”. Rotazione /Trasformazione/Esistenza, Fissità/Centro/Eternità : “…Il mondo è un vortice, una danza vorticosa perpetua in cui nulla si ferma: tutto vi gira incessantemente, perché il movimento è il generatore delle cose…” (O.Wirth) . La rotazione è il continuo mutamento al quale sono sottoposte tutte le cose, è simbolo della ciclicità dell’esistenza ed attraverso questo movimento perpetuo ci avviciniamo alle grandi leggi naturali che regolano la vita. Il Cerchio, raccolto in se stesso, senza inizio né fine, compiuto e perfetto, è il simbolo dell’assoluto, dell’infinito e dell’eternità. E’ rappresentazione del cielo, della spiritualità, dell’anima. Il moto del Cerchio fa pensare ad un’interazione costante tra mondo spirituale e mondo materiale, ad un qualcosa che unisce in sé  l’invisibile e il visibile.

Giovanna-Lacedra-Silvia-SerenariG.: Dalla figura piana al solido che ne deriva, dalla circonferenza alla sfericità. La tua forma prediletta ha, a mio avviso, molto di femminile: mi fa pensare alla convessità di un ventre gravido, alla forma anatomica dell’utero, alla rotondità del seno. Femminilità e maternità. Quanto, di questa mia osservazione, è presente nel tuo lavoro?

S.:  Un aspetto molto importante della mia ricerca è il potenziale racchiuso in un’unica immagine. Il progetto  che meglio rappresenta il femminile e la potenza creatrice ad esso legata è “Iter Mysticum” un lavoro che è partito dallo scatto fotografico di una mia ciocca di capelli, avvenuto per caso dopo un’improvvisa folata di vento. E’ un cammino mistico legato al femminile e alla naturale predisposizione che la Donna (Anima, vapore esteriore e sensitivo ) ha, ad accogliere ciò che dall’esterno si rivela. Il capello diviene bocca, utero, e si trasforma creando molteplici forme, dando vita al potenziale racchiuso in sé.

G.: Qual è la componente misteriosa e quale invece quella rivelatrice, della tua arte?

S.:  Mistero e rivelazione sono contemporaneamente in atto nei miei lavori, ma per non cadere in errore e riuscire a “vedere”, bisogna guardare con “attenzione”.

G.: Quale reazione desideri abbiano i fruitori del tuo lavoro, e quali riflessioni ambisci a provocare in loro?

S.:  Incanto,  rapimento estatico, meraviglia… Vorrei che il pensiero si soffermasse sull’analisi dei  simboli, i quali agiscono sulla mente in modo indipendente.

G.: Quali sono i tuoi riferimenti storici? Quali artisti o correnti hanno in qualche modo contaminato e influenzato il tuo lavoro?

S.:  I rosoni delle cattedrali, i poligoni stellari, l’arte islamica, moltissime illustrazioni alchemiche,  Blake, Durer, Esher

G.: Ad ispirarti ci sono anche letture particolari? Autori, poeti, filosofi, musicisti… che riescono a “suggerirti” qualcosa?

S.:  James Hillman che ( riprendendo le concezioni neoplatoniche) espande il concetto di anima a tutte le cose esistenti, non solo animali e piante infusi d’Anima, ma l’Anima data in tutte le cose, le cose della natura date da Dio e le cose della strada fatte dall’uomo. E poi  Guenon , Hildegard Von Bingen ,  Jodorowsky , mistica e musica Sufi , la Cabala, il canto armonico ….

G.: Scegli 3 delle tue opere, per raccontare visivamente il tuo lavoro:

S.:  Anima Urbis 22,  45 x 45 cm, fotoceramica. 2005.

Giovanna-Lacedra-Silvia-Serenari.Anima Urbis 22, 2005,  45 x 45 cm, fotoceramica

S.:  Iter Mysticum 26, Iter Mysticum 34, 22x22cm, stampa digitale su forex + stampa digitale su plexiglass. 2012.

Giovanna-Lacedra-Silvia-Serenari.Iter Mysticum 26, Iter Mysticum 34, 22x22cm, stampa digitale su forex + stampa digitale su plexiglass-

 

 

S.:  Anima Urbis, Iter Perfectionis II,  Still da video, 2012.

Giovanna-Lacedra-Silvia-Serenari.Anima Urbis, Iter Perfectionis II, 2012, still da video

G.: L’opera più “femminile” della storia dell’arte :

S.:  “La nascita di Venere” e “La primavera” di Botticelli . Qualche anno fa alla loro vista ho provato la “sindrome di Stendhal”.

 

G.: L’opera d’arte che ti fa dire : “questa avrei davvero voluto realizzarla io!”?

S.:  I Rosoni della Cattedrale di “Notre Dame”.

 

G.: Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore:

S.:  “Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.” ( W. Blake)

 

 

Per approfondire, il sito ufficiale di Silvia Serenari:

http://www.animaurbis.org/

Una fotografia dovrebbe andare oltre se stessa.

Perle di Voce

“Quella sensazione di blocco alla gola che forse viene dalla
disperazione e dal pianto: esprimere emozioni intangibili.

Image

Una fotografia dovrebbe andare oltre se stessa, l’immagine oltre il
medium, per diventare veramente presente»

[Cindy Sherman  – 1984]