RESALIO|Federica Gonnelli Solo Show

articoli, Giovanna Lacedra.

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Il prossimo 29 gennaio, presso gli spazi espositivi della Ex Chiesa di San Giovanni a Prato, inaugura la mostra personale di Federica Gonnelli: RESALIO.
Letteralmente l’atto di risalire su un’imbarcazione dopo il ribaltamento durante una tempesta, il termine latino scelto per accompagnare lo spettatore alla lettura del percorso presentato dall’artista Federica Gonnelli. I lavori esposti si susseguono creando un unico racconto personale che affonda le radici nelle origini familiari dell’artista, nata in una Prato fiorente che ha assaporato e vissuto, da cui attingere nel ricordo proprio e dei propri cari, da cui partire per discostarsi dalle conseguenze della perdita d’identità collettiva e personale che successivamente ha reso urgente e necessario un recupero della memoria a volte accennato e a volte ostentato. E’ il caso della serie di opere intitolate Resistenza, dove il punto di ancoraggio della memoria si accenna nelle immagini di fondo, che ritraggono le grandi finestre dell’ex Lanificio Cocchi, dove il padre dell’artista ha lavorato fin da giovanissimo e per i successivi venti anni. La fabbrica è ormai chiusa da trenta anni, un luogo sospeso, silente, ma ancora carico del ricordo delle donne e degli uomini che hanno lavorato al suo interno. La figura dell’artista vi appare, una presenza tra il sacro e il divino, in una serie di rappresentazioni inconsistenti e allo stesso tempo evocative. Le trasparenze ottenute con l’uso di strati di velo d’organza, parte integrante della cifra stilistica dell’artista, ricreano sovrapposizioni che scandiscono il racconto e guidano lo sguardo a penetrare in profondità, le visioni stratificate del proprio io, creano una successione di livelli di lettura che destabilizza e sposta costantemente il punto di vista. Una perdita di solidità che si trasforma in un senso di precarietà costante che ritroviamo nella videoinstallazione (P)e(r)sistenza, dove il corpo della protagonista resiste nella vana ricerca di un possibile equilibrio, una forza di volontà che si oppone alle spinte, ai sobbalzi, agli spaventi e agli imprevisti del mondo che la circonda, rappresentato da una natura rigogliosa e da alberi maestosi e al tempo stesso minacciosi. La parola “persistenza”, recitata ossessivamente da più voci femminili che si sovrappongono diviene un mantra, una breve formula sonora dalla cadenza lenta e costante, un esercizio spirituale che trova lo scopo di esorcizzare la paura e richiamare la coscienza. La parola diventa presenza al pari dell’immagine, si modifica e si rigenera in nuovi significati Così le opere dal titolo Rimpianti assumono letteralmente il senso di riporre nuovamente in un luogo fisico le radici, ritrovando all’interno dell’immagine intricata di rami grazie ad un filo bianco, una serie di pensierosi volti femminili. (Stefania Rinaldi)

La mostra è il primo appuntamento della rassegna YIA 2016 -Young Italian Artists, un progetto di avvicinamento all’Arte Contemporanea con mostre, percorsi didattici e incontri con i giovani artisti emergenti italiani, a cura di Stefania Rinaldi, promosso da Fonderia Cultart, presso gli Spazi dell’Ex Chiesa di San Giovanni a Prato.

RESALIO
Mostra di Federica Gonnelli
a cura di Stefania Rinaldi
Vernissage: 29 Gennaio 2016 dalle ore 19.00

Dal 30 gennaio al 19 febbraio 2016
Ex Chiesa di San Giovanni – Prato

INGRESSO LIBERO
SEGUE APERITIVO E DJ SET by DIS0RDER
Per informazioni:
Stefania – 3293233936
www.exchiesasangiovanni.it

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HO TENTATO TRE INIZI | Alessandra Baldoni Solo Show

articoli

“Fotografia e poesia sono diventate il suo linguaggio. La sonda con cui attraversa l’universo e scaglia l’indicibile, tra luci silenti e ombre di pece. La bellezza, però, vince sempre.  La bellezza è nella vita che trionfa – che cola dalla piaga – oltre le ombre. Anche quando “germoglia dalla ferita”.La ricerca di Alessandra Baldoni  sta tutta nel saper perdere e ritrovare le tracce dell’inafferrabile: quello di un’immagine senza tempo o di una poesia precipitata sul foglio, dall’eternità.”

[Giovanna Lacedra]

Sabato 10 ottobre la Pinacoteca e Museo Civici di Camerino, in occasione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, inaugurano la mostra personale dell’artista Alessandra Baldoni, fotografa e scrittrice, che resterà aperta fino al 17 gennaio 2016.
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“Ho tentato tre inizi “ è il titolo della mostra personale curata dall’Associazione culturale Verticale d’Arte e dalla Pinacoteca e Museo Civici di Camerino. L’esposizione, che aprirà i battenti al grande pubblico in occasione dell’undicesima Giornata del Contemporaneo il prossimo sabato 10 ottobre, si protrarrà sino al 17 gennaio 2016.
Alla Giornata del Contemporaneo, importante appuntamento annuale a carattere nazionale dedicato ai linguaggi artistici della contemporaneità, aderiscono quest’anno anche la Pinacoteca e Museo Civici di Camerino ospitando le istallazioni dell’artista perugina Alessandra Baldoni in un originale e intrigante dialogo con le opere antiche della Pinacoteca. Ecco dunque il “tentare”, il mettersi in gioco della Baldoni, che per la fotografa nasce propriamente dalla visita alle collezioni civiche di Camerino, dove, di sala in sala, la magnificenza e la bellezza di ciò che i suoi occhi si trovavano davanti, hanno suscitato in lei la voglia e il desiderio di confrontarsi con queste opere e far dialogare l’arte contemporanea con lo splendore del passato.
Il tentare “tre volte” corrisponde, dunque, a tre inizi, o meglio a “tre innamoramenti”, tre storie che iniziano e che andranno poi scritte nell’incontro con il pubblico, disseminando indizi e misteri affinché gli sguardi possano raccogliere segni e farne un racconto a più voci. Alcuni scatti tratti dal ciclo delle Vite di uomini non illustri si trovano, così, a colloquiare con i ritratti di personaggi illustri, cosi come l’opera Un tempo per noi dialoga con la quattrocentesca Madonna della Misericordia di Girolamo di Giovanni, per finire poi con gli scrigni di I need protection, intesi come piccole mappe, cardini dell’anima, che si trovano idealmente a fare da contraltare alle Carte geografiche dello Stato di Camerino, in un binomio di indizi terrestri e indizi esistenziali.
L’artista Alessandra Baldoni, che durante la permanenza della mostra presso le sale della Pinacoteca e Museo Civici di Camerino terrà un ciclo di workshop aperti anche alle scuole, attualmente vive e lavora a Perugia dove, attraverso i propri scatti, sviluppa i temi della memoria, del sogno e dell’amore, intessendo storie e narrazioni quasi suggerite, evocate ed enigmatiche a un tempo, le quali, molto spesso, percorrono il doppio canale dell’immagine figurativa e della scrittura.
La mostra è curata dall’Associazione culturale Verticale d’Arte di Macerata, Elisa Mori, Giorgia Berardinelli e Silvia Bartolini, con Federica Facchini, docente di Storia dell’Arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, e da Barbara Mastrocola curatrice delle collezioni civiche di Camerino.
L’iniziativa, fortemente voluta dall’attuale amministrazione comunale, rappresenta un primo passo di apertura nei confronti dei nuovi linguaggi della contemporaneità, sulla scia delle importanti rassegne da sempre promosse e sostenute dalla città di Camerino.
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ALESSANDRA BALDONI | HO TENTATO TRE INIZI
Camerino (MC)
Musei Civici, Piazza dei Costanti n. 1
Vernissage sabato 10 ottobre 2015 ore 17.00 – Ingresso libero
Orario di apertura della mostra: 10.00/13.00 – 15.00/18.00 – Chiuso i lunedì non festivi, 25 dicembre, 1° gennaio

PRESS:
Associazione culturale Verticale d’Arte
Borgo San Giuliano 200, Macerata
verticaledarte.comunicazione@gmail.com
T. +39 3471071873
T. +39 3393329624

Metamor(pH) | Eleonora Manca solo show

articoli

SPACENOMORE presenta:

Metamor(pH)  | Eleonora Manca solo show

Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9, Torino

Giovedì 1 ottobre, dalle ore 18

a cura di Francesca Canfora

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Figure sfuggenti dai contorni fumosi e impastati, corpi eterei, privi di gravità e materia, si dimenano fluttuando nel vuoto, vittime di un’incessante mutazione. È un’impossibile tregua a  rendere il corpo raffigurato percettivamente inafferrabile e a rappresentare il comune denominatore degli autoscatti di Eleonora Manca, in mostra da Spacenomore a Palazzo Graneri della Roccia dall’1 al 31 ottobre.

Soggetto e oggetto rappresentato coincidono, ma l’immagine risulta sempre sdoppiata, confusa, mai univoca e ostinatamente in divenire. L’ineluttabile involucro, luogo di indagine privilegiato dall’artista, è perennemente in fieri, in balia di metamorfosi continue, e si costituisce come archivio sensibile, poichè è tramite i sensi che spesso la memoria si accende. Lenta se asseconda il ritmo naturale dato dallo scorrere del tempo o repentina, se dovuta a eventi traumatici, comunque sempre inesorabile è la muta cui siamo sottoposti ogni giorno, che inevitabilmente lascia segni o cicatrici, procurando talvolta sofferenza.

Cambiare pelle è sinonimo di trasformazione, non certo indolore. “Niente è più fragile della superficie”, ma al contempo nulla è così forte come l’epidermide, capace di autorigenerarsi e di reagire a qualsiasi ferita. Nello stesso tempo il corpo è in grado di riflettere dolori emotivi, inquietudini, disagi o fobie, anche inconsci, e somatizza facendosene portavoce. Fitte, spasmi, crampi, formicolii o capogiri sono spesso spia o campanello d’allarme di ciò che coscienza e raziocinio rimuovono, richiamando così l’attenzione su ciò che viene occultato negli strati più profondi. Per Eleonora Manca “il corpo non mente” ed è necessario recuperare con esso un contatto istintivo per sentirlo, ponendosi in costante ascolto per cogliere i messaggi da esso inviati.

Ma il corpo restituito dall’artista, ancor più rarefatto e smaterializzato da un’acromia ricorrente, dove l’unica alternativa al bianco e nero è il grigio in ogni sua possibile e morbida declinazione, è il punto di partenza individuale e singolare da cui muove una ricerca con un obiettivo plurale, archetipico. Ad esser rappresentato è un corpo libero di esprimersi e di esistere anche privo del suo contenuto, senziente o viscerale, e al contempo foriero di verità poichè non potendo spogliarsi di null’altro, non può che offrire se stesso.

“Il nudo, questo nudo, non trasgredisce niente, non imbarazza, non intende compiacere” afferma l’artista. Fonte di bellezza a prescindere, il corpo nudo anche se irriverente non può essere osceno, poichè “la carne non è merce, non dovrebbe essere ancora un tabù nè l’anticamera della parola sesso”.

La rappresentazione di Eleonora Manca, che ha per oggetto il proprio corpo, è tutto fuorchè autoreferenziale: filtrato in modo da esser spogliato della sua soggettività, privato delle sue particolarità e della sua riconoscibilità, esso ambisce a diventare corpo non più unico e sessuato ma universale.

“Metamor(pH)”, solo-show di Eleonora Manca, è un appuntamento della rassegna CLOSETOFASHION: il progetto espositivo, a cura di Francesca Canfora, che coinvolge diversi artisti, la cui ricerca ha affinità con il mondo della moda secondo diverse prospettive.

Come la moda sconfina sempre di più nel campo delle arti visive, proponendo abiti scultura in cui la ricerca formale giunge sino a comprometterne la funzione, così l’arte contemporanea ormai attinge senza esitazioni dal linguaggio espressivo proprio del fashion e della pubblicità di moda.

Una contaminazione reciproca è in atto, tanto spiazzante da confondere le idee – è arte, è moda, è fotografia d’arte o un’immagine pubblicitaria? – quanto feconda, poiché sono le continue ibridazioni tra le differenti discipline a generare gli esiti più originali e interessanti.

Eleonora Manca (1978). Artista visiva, videoartista e videoperformer utilizza vari media (principalmente fotografia e video) portando avanti una ricerca sulla metamorfosi e la memoria del corpo. Dopo una formazione in Storia dell’Arte a Pisa, si specializza in Teatro e Arti della Scena presso il DAMS di Torino, dove collabora alle attività del Centro Studi di Fenomenologia della Rappresentazione, occupandosi inoltre di critica e saggistica teatrale. Vive e lavora a Torino.

Metamor(pH)

Eleonora Manca solo show

1-31 ottobre 2015

Inaugurazione: giovedì 1 ottobre, dalle ore 18

Spacenomore, Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9, Torino

E: info@spacenomore.com

Ufficio stampa: Simona Savoldi

T: 339.6598721 – E: simona@spacenomore.com

AUTOSCATTI SBAGLIATI: la mostra di Ilaria Facci

articoli

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Il 10 Luglio 2015 s’inaugura a Perugia, la mostra fotografica ‘Autoscatti
Sbagliati’, di Ilaria Facci, ospitata da Simona Calisti nel suo “Spazio
Calisti” per promuovere la Ricerca contro il tumore della retina: il
Retinoblastoma.
(Perugia) – Dal 10 al 19 luglio, durante Umbria Jazz Festival, presso lo “Spazio Calisti“,
prestigiosa sede di importanti eventi culturali, situato nel cuore del centro storico della città,
in Via Cesare Battisti 19 (a due passi dal teatro Morlacchi), si terrà la mostra fotografica di
Ilaria Facci: ‘Autoscatti sbagliati’, a favore di A.I.G.R. (Associazione Italiana Genitori dei
bambini affetti da Retinoblastoma), una grave forma tumorale che colpisce un bambino
ogni quindicimila nati.
Ilaria Facci, artista romana, residente a Londra, ha subìto a due anni l’enucleazione
dell’occhio sinistro proprio a causa di questa malattia, che è divenuta così un tema importante
nelle sue opere.
Il suo lavoro tende a sensibilizzare e a promuovere la Ricerca contro il Cancro.
L’evento vuole sostenere le numerose iniziative dell’ A.I.G.R. che, da diciannove anni,
assiste i familiari dei piccoli pazienti colpiti da questa malattia, promuove la ricerca
scientifica, informa il pubblico dell’esistenza di questo tumore, che può essere curato con
successo solo se diagnosticato precocemente, quando cioè si trova ancora nello stadio
iniziale..
Tra i fondatori dell’Associazione c’e Theodora Hadjistilianou, la dottoressa che ha curato
anche Ilaria Facci.
Si segnala la collaborazione della Cancer Research UK -Charity Shop Crouch End
(l’Associazione nazionale inglese per la Ricerca contro il Cancro) a cui va un
ringraziamento particolare per la donazione delle cornici con le quali saranno esposte le foto.
Ciascuna di esse è stata regalata da privati ed aziende alla Cancer Research UK, per
contribuire alla raccolta fondi: saranno così anch’esse in vendita, durante l’evento, assieme
alle foto; il ricavato sarà devoluto interamente all’associazione A.I.G.R.

“Autoscatti Sbagliati’ trae ispirazione dalla frase del celebre jazzista, Miles Davis: “Non
esistono note sbagliate”. Per Ilaria non esistono scatti sbagliati, perché per lei non esiste lo
sbaglio, nell’Arte; piuttosto ‘è attraverso l’Arte, la musica, la poesia, che lo sbaglio, il limite,
il dolore, può trasformarsi in un potente strumento di aiuto per se stessi, e per gli altri’.

L’esposizione che aprirà i battenti venerdì 10 luglio alle ore 18:00, durerà fino al 19 luglio,
e sarà aperta al pubblico nei seguenti orari:
• 10,00-13,00
• 18,00-20,00
• 21,30- 23,30
Per info e contatti:
• spaziocalisti@gmail.com
www.aigr.it

Ilaria Facci

                                                                            Ilaria Facci

“Perché l’Arte si nutre del dolore è vero, ma una volta sfamata, quel dolore si trasforma, in altro.
In poesia; forse, in un aiuto per chi leggerà quelle storie illustrate nelle foto, a capire che l’Arte vince, sempre.

L’Arte vince, nelle rovine di una città distrutta.
L’Arte vince, la morte del suo artista.
L’Arte, si riproduce tra le scaglie di una corteccia in un albero, tra migliaia, in luoghi lontani e sconosciuti.”

(Ilaria Facci)

KETTY LA ROCCA | Appendice per una supplica

Lei nell'opera
Ketty Larocca - Appendice per una supplica - stampa fotografica in b/n - 1974

Ketty La Rocca – Appendice per una supplica – still da video – 1972

Nel 1972 Ketty La Rocca realizzò “Appendice per una Supplica”, uno dei primi video della storia dell’arte contemporanea. Fu girato in bianco e nero e a camera fissa. Sulla pellicola scorrevano mani. E sulla pelle nuda di queste mani la parolayou si tatuava in mille sé. Coppie di mani afferravano un vuoto nero e desolante. E chiamavano – a pugni stretti e dita intrecciate – un Tu che pareva godere della sua stessa assenza. Per questo progetto performativo e video-fotografico, presentato poi alla XXXVI Biennale di Venezia insieme al suo libro d’artista “Principio erat” , Ketty La Rocca utilizzò le proprie mani. Mani chiare, dalle dita lunghe e affusolate, che sbocciavano da un fondale nero. Implorando l’altro. Come in un loop. Lo stessoyou”  si riproporrà qualche anno dopo, per la precisione nel 1975, in “Le mie parole. E tu?”  una performance realizzata prima presso la Galleria Nuovi Strumenti di Brescia e poi presso la Galleria Tartaruga di Roma. Ketty descrisse la sua ultima azione comportamentale con queste parole:

“In questa azione che chiamerei coniugazione io sono esempio a me stessa e agli altri di un totale asservimento al linguaggio (…) gli altri che partecipano all’azione coniugano sia un dramma reale che il mio dramma interiore (…) il linguaggio non determina libertà seppure illusorie, ma prolifica contagiosamente, crea vittime che coniugano la loro stessa condizione e la definiscono <>”.

Ketty La Rocca, ligure di origine ma sempre vissuta a Firenze, è stata una delle più importanti artiste italiane del XX secolo, esponente di primo piano della Poesia Visiva, performer e body artist. Morta precocemente, all’età di 38 anni, a causa di un tumore alla testa, Ketty fu una delle poche artiste italiane di quegli anni a ricevere un riconoscimento internazionale. La sua è una ricerca profonda ed intima sull’universo della comunicazione.

Oggi “L’Archivio Ketty La Rocca” è gestito dal figlio dell’artista, Michelangelo Vasta, prof. di Storia economica presso il Dipartimento di Economia Politica e Statistica dell’Università di Siena.

E vorrei piuttosto morire giovane…

Perle di Voce

“Ho dei parametri
e a questo punto la mia vita è paragonabile ai sedimenti
di una vecchia tazza di caffè …

Giovanna Lacedra - Francesca Woodman

E vorrei piuttosto morire giovane,
preservando ciò che è stato fatto,
anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”.

[Francesca Woodman]