Faccio arte psicosomatica …

“Faccio arte psicosomatica …Lavoro, lavoro e ancora lavoro, finché non resto seppellita nel processo. È ciò che chiamo obliterazione.. Applicando pois su tutto il mio corpo e poi ricoprendo di pois anche lo sfondo, io mi annullo!”

Giovana-Lacedra-Yayoi-Kusama

Yayoi Kusama (1929), artista e performer giapponese. Dal 1977 vive per sua scelta in un ospedale psichiatrico. Ossessionata dalle sue allucinazioni e dai pois. Ogni giorno della sua vita dipinge.

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Il tema conduttore delle mie opere è l’assenza …

“Sì. Ci può essere un bisogno terapeutico, la voglia di superare un evento attraverso la creazione, come nel caso della lettera di rottura o la morte di mia madre. La priorità rimane comunque la motivazione artistica. Mi servo di molte cose della mia vita, non di tutto. L’arte è una terapia contro l’assenza.

Sophie Calle in performance.

Sophie Calle in performance.

Il tema conduttore delle mie opere è l´assenza. Degli sconosciuti che non mi vedono, un uomo che non mi ama, mia madre che se ne va”

[Sophie Calle]

Artista concettuale, autrice, fotografa, performer, Sophie Calle è divenuta nota al pubblico dell’arte contemporanea durante la Biennale di Venezia del 2007 con“Prenez soin de vous”, una articolata installazione che prendeva il titolo proprio dalla frase che il suo compagno le scrisse quando decise di separarsi da lei. Da un’esperienza personale al tema universale dell’abbandono, della separazione. La grandezza del suo lavoro artistico risiede, infatti, esattamente in questo: in un autobiografismo mai confinato in se stesso. L’autobiografia è una rocca dalla quale guardare e affacciarsi sull’universale. Un dolore mio che è dolore di tutti. Una perdita mia che può essere perdita di chiunque. Dal personale al generale. Nulla è auto-referenziale e/o narcisistico ma tutto parte dall’uno per riferirsi all’umanità in genere. 

Sophie Calle è in mostra a Torino, presso il Castello di Rivoli, fino al 15 Febbraio 2015, con la retrospettiva dal titolo “MadRe” a cura di Beatrice Merz.

(Giovanna Lacedra)

Credo che la violenza pervada tutto…

“Credo che la violenza pervada tutto. La violenza è parte dell’individuo, parte dell’essere umano. Non la vedo come una violenza verso me stessa ma semplicemente come un riflesso di quel che succede intorno a me…

Giovanna-Lacedra-regina-josè-galindo

Il mondo è violento, ma non riassumerei il mio lavoro come violento: quel che cerco di fare è trovare la poetica nella stessa violenza”:

[Regina Josè Galindo]

 

ESTOY VIVA  è la prima mostra antologica mai dedicata a questa straordinaria artista-performer guatemalteca. A realizzarla è  il PAC  – Padiglione d’Arte Contemporanea – di Milano. Dal 25 marzo all’8 giugno 2014,a cura di Eugenio Viola e Diego Sileo.

E nel prossimo numero di Frattura Scomposta Magazine un articolo completo e dettagliato su questa mostra e su questa donna, firmato Giovanna Lacedra.

L’autobiografia è una trasformazione…

“L’autobiografia può essere considerata un particolare tipo di trasformazione in cui il soggetto sceglie una specifica, ma ancora non articolata immagine, da cui procedere progressivamente per definire il suo sé con sempre nuovi aggiustamenti ….

Giovanna_ Lacedra-Eleanor_Antin_The-King_1972

…quali, contemporaneamente, rendono più chiara e precisa l’immagine originaria, mentre trasformano il soggetto”

[Eleanor Antin in ‘Notes on Trasformation’ – 1974]

Eleonor Antin nasce nel Bronx di New York City il 27 febbraio 1935 . Artista concettuale del movimento femminista americano degli anni Settanta,  è celebre per le sue performance e installazioni, ma anche per i suoi disegni, per i suoi testi, per le sue foto e i suoi video. Attualmente vive a San Diego in California.

Ho l’impressione di imbrogliare…

“Credo che il compito principale dell’artista è quello di essere creativo,

Giovanna_Lacedra_Trisha_Brown

e io ho sempre attentamente seguito questo precetto.

Se copio qualcuno, o anche solo me stessa, ho l’impressione d’imbrogliare.”

(Trisha Brown)

 

Trisha Brown è nata ad Aberdeen, Washington, nel 1936 ed è una coreografa, danzatrice, performer.

Shamsia Hassani: Più forte della violenza è l’arte..-

“Dall’arte può scaturire il cambiamento, ne sono sicura.

Di solito dipingo donne con il burqa ma in una versione più moderna…

Giovanna-Lacedra-shamsia-hassani-w

voglio raccontare le loro storie e trovare un modo per salvarle dal buio, aprire le loro menti e portare cambiamenti positivi nelle loro vite, provando così a cancellare i ricordi negativi della guerra ed aiutandomi ricoprendo i muri della città con colori vivaci”.

[Shamsia Hassani ]

Shamsia Hassani, 25 anni, afghana. Prima Street Artist in burqa della storia, crea con bombolette spray, ritraendo donne in burqa e trattando dei diritti civili. In un paese abituato alla guerra e all’oppressione femminile. Questo si chiama coraggio.

Dare forma e corpo alla parola…

“La mia preoccupazione è quella di tradurre la parola in forma.

Dare forma e corpo alla parola, attraverso la creazione di un’immagine positiva

Giovanna Lacedra - Hannah Wilke.

che sappia spazzare via  l’aggressività,  la paura e i pregiudizi connessi a connotazioni negative e riduttive rispetto al corpo femminile. La mia preoccupazione è trasformare il negativo in arte.”

[Hannah Wilke]