SE CONTINUARE IL GIORNO | Franca Bacchiega

Si sgretola

la dignità di sopportarsi

quando la maschera

d’improvviso diventa il volto

nell’attimo in cui scorgo,

trattenendo nelle labbra il tremito,

l’immagine deforme di me stessa

offerta dal tuo sguardo

che suppone in me una scelta

non conforme a verità.

S’offusca l’oro chiaro del rispetto

nella parvenza di un equivoco

tra l’anarchia e i sistemi

tra la confitta e la speranza

di dialogare ancora

incapace di decidere

o comporre tra queste un’armonia.

Immerse nel tramonto

le dune sulla spiaggia dell’Agarve

per poco ancora illuminate, orlo a orlo

lottano con l’ombra

E con la luce.

 

f-bacchiega

Franca Bacchiega, nata e a Bassano del Grappa nel 1936, è traduttrice, scrittrice di narrativa, poesia e saggistica. Insegna Letteratura americana presso l’università di Urbino. Vive a Firenze. Le sue poesie sono pubblicate in diverse raccolte – da Nella musica delle fontane (Vallecchi, 1984) a Vivaio (Passigli, 1998) e Aelia Laelia (Garzanti, 2003) – il cui ultimo capitolo è il Sentiero delle upupe (2008). Numerosi sono i contributi alla traduzione di poesia e narrativa degli scrittori americani degli stati del Sud-Ovest, ai quali ha dedicato molti anni di studio (Sotto il quinto sole, Passigli, 1989).

 

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ALCESTI – Mariangela Gualtieri

Ma solo pensare a te.
Non è una figura che viene
una nitida traccia.
È come cadere in un posto
con un po’ di dolore.

Tu sei il mio tu più esteso
deposto sul fondo mio. Tu. Non c’è
un’altra forma del mondo
che si appoggi al mio cuore
con quel tocco, quell’orma.
Tu. Tu sei del mondo la più cara
forma, figura, tu sei il mio essere a casa
sei casa, letto dove
questo mio corpo inquieto riposa.
E senza di te io sono lontana
non so dire da cosa ma
lontana, scomoda un poco
perduta, come malata.
Un po’ sporco il mondo lontano da te,
più nemico, che punge, che
graffia, sta fuori misura.

Mio vero tu, mio altro corpo
mio corpo fra tutti mio
più vicino corpo, mio corpo destino
ch’eri fatto
per l’incastro con questo mio
essere qui in forma di femmina
umana. Mio tu. Antico suono
riverberante, antico
sentirti destino intrecciato
sentire che sei sempre stato,
promesso da ere lontane
da distanze così spaventose
così avventurose distanze da
lontananze sacre.

Tu sei sacro al mio cuore.
Il mio fuoco
brucia da sempre col tuo
il mio fiato.

Io parlo delle forze —
di correnti sul fondo del mio lago
sul fondo del tuo, oscure e potenti,
più del tempo dure più dello
spazio larghe, ma sottili
al nostro sentire,
afferrate appena
e poi perdute, nel loro gioco.

Che cosa siamo io e te? Che cosa eravamo
prima di questo nome? E ancora
saremo qualcosa, lo sappiamo e non
lo sappiamo, con un sentire
che non è intelligente lavorio cerebrale.

Nessuna parte di corpo che muore
nessun pezzo umano, nessun arto,
nessun flusso di sangue, nessun
cuore, nessuno, niente che sia
stretto nel giro del sole, niente
che sia solo terrestre umano muove
il tuo cuore al mio, il mio al tuo,
come fossero due parti di un uno.

Allora tu sei la mia lezione più grande
l’insegnamento supremo.
Esiste solo l’uno, solo l’uno esiste
l’uno solamente, senza il due
.

mariangelagualtieri

Mariangela Gualtieri è nata a Cesena, in Romagna, nel 1951. Si è laureata in architettura all’IUAV di Venezia. Nel 1983 ha fondato, insieme al regista Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca, di cui è drammaturga e attrice.

Nel Simposio di Platone la creatura mitologica che porta il nome di Alcesti assurge a emblema dell’amore disinteressato, dell’Eros più autentico, per cui solo chi ama è disposto a morire per la persona cui ha consacrato il proprio cuore.