Per Voce Creativa: Intervista a Sara Cancellieri

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa occasione Giovanna Lacedra incontra Sara Cancellieri (Benevento, 1976):

Sara dipinge quasi accidentalmente. La sua vocazione iniziale era la scultura, ma nel tempo ha compreso che sulla superficie bianca il colore può evocare tutti quei mondi “altri” che, come direbbe Lennon, “accadono” mentre noi siamo distratti da altro. Nel suo lavoro rintraccio echi di Simbolismo e Surrealismo. Del resto, lei stessa afferma che si è veramente liberi quando si conquista la libertà di credere a tutto, soprattutto a ciò che non è razionalmente spiegabile. La pittura, allora, può tradurre tutto ciò che di incredibile accade mentre noi siamo impegnati a fare altro.

Sara Cancellieri vive  e crea a Foglianise (BN). Questa è la sua Voce Creativa per voi:

G.: Chi sei tu? La donna, l’animale, l’artista…

S.: Io sono. Ho un impegno verso me stessa che è quello di trovare un centro entro cui far convergere tutti gli aspetti della mia personalità. Sono quindi donna, animale e artista .

 Giovanna_Lacedra- Sara_Cancellieri

G.: E se non fossi un’artista?

S.: Se non fossi un’artista continuerei ad essere Sara, non riesco ad immaginare una differenza.

Potrei chiedermi in quale altro modo avrei potuto vivere la mia espressività, forse attraverso la contemplazione della natura, l’osservazione interiore. Da bambina volevo fare l’antropologa, ma ho preferito poi applicare questo studio partendo da me stessa, del resto il nostro bagaglio crea un microcosmo compless , uno specchio in cui si riflette la storia dell’uomo, tutto sta a saper osservare, a volerlo fare.

G.: Perché lo fai?

S.: In realtà credo di non farlo, lo sono, perché è nella mia natura esserlo.

G.: Perché la pittura?

S.: Quando mi sono iscritta all’accademia di Belle Arti di Firenze ho scelto scultura. La trovavo più completa come disciplina. Dopo gli studi ho iniziato a dipingere per pura esigenza espressiva:  non avevo uno studio in cui poter scolpire, così ho iniziato ad usare il colore e inaspettatamente si è aperto un nuovo mondo.

G.: Quale credi sia il compito di una donna-artista oggi?

S.: Durante le prime lezioni in accademia il mio professore di scultura spiegò che la linea verticale rappresenta il maschile, la linea orizzontale il femminile, il campanile è un simbolo fallico, la caverna invece rappresenta il sesso della donna e così via. Da queste affermazioni mi appassionai allo studio del simbolismo, degli archetipi, in arte come nelle discipline che studiano l’uomo in tutti i suoi aspetti e l’ho fatto perchè volevo superare questi confini analitici. L’artista-donna oggi si è riappropriata della sua potenza espressiva, femminile e maschile emergono perchè coesistono nel vissuto di ognuna di noi, trovo che superare questo confine e far emergere la persona nella sua complessità sia davvero un grande lavoro, e alcune donne artiste ci sono riuscite.

G.: Quali sono le tematiche della tua ricerca e quanto c’è di autobiografico?

S.: Mi interesso all’essere umano, alla sua contemporaneità, alle sue contraddizioni, ai suoi orrori.

Osservo molto fuori da me, e so che se qualcosa mi colpisce tanto è perchè in quel momento stanno riaffiorando aspetti del mio vissuto. Sono proiezioni che aiutano a guarire determinati stati.

G.: Lavori soprattutto con l’acquerello. Perché?

S.: L’acquerello mi ha conquistata quando ho visto in lui una duplicità espressiva incredibile. La sua apparente delicatezza e freschezza nasconde un grande controllo tecnico. Sono li a controllare ogni segno, ogni goccia di colore, tutto è assolutamente calibrato dalla mia volontà.  Un vero e proprio esercizio di concentrazione durante il quale devo essere presente. “La libertà è disciplina”.DSC_0153

G.: Come nasce un tuo lavoro?

S.: Alcune volte sono immagini che emergono dalla mia memoria visiva, si sovrappongono e trovano il loro significato. Altre volte vengo affascinata da temi particolari che vado poi a sviscerare. In ogni caso, non forzo mai ciò che voglio rappresentare, decido  solo come devo farlo.  .

G.: Ad ispirarti, influenzarti, illuminarti ci sono o ci sono state letture particolari?

S.: Si, moltissime. Ma un libro in particolare mi viene in mente, lo  nomino spesso, è Flatlandia di Abbot. Lessi questo libro quando avevo 19 anni, lo ricordo ancora, e compresi quanto il nostro vedere è in realtà limitato all’esperienza dei nostri sensi. Ogni momento accadono cose straordinarie dentro e fuori di noi, ma non le percepiamo perchè non siamo in grado di farlo, perchè ci limitiamo al nostro mondo esperienziale. Compresi cos’è il pensiero analogico, mi sentii libera, libera di credere a tutto, libera di poter vedere in una linea verticale una linea orizzontale vista da un punto di osservazione differente, che puo diventare anche un punto se mi sposto su di un altro piano. Nel mio lavoro davanti all’evidenza di ciò che è rappresentato vorrei che ognuno si astraesse dal proprio punto di vista e cercasse oltre. Di solito vengono fuori i mostri.

G.: Che musica ascolti quando hai le mani in pasta al tuo lavoro?

S.: Accendo la radio o lo stereo, scelgo sempre musiche che non superino certe frequenze che trovo poi dissonanti . Dalla classica ai MercanDede, dai Jefferson Airplane a Battiato, ascolto tutto, tranne la musica stoner.

G.: Scegli 3 delle tue opere per raccontare il tuo lavoro:

Sara Cancellieri -L'adorazione di se in un unico pensiero- polittico, acquerello su carta intelata 180x20 cm (20x20 cm cadauno), 2014

Sara Cancellieri -L’adorazione di se in un unico pensiero- polittico, acquerello su carta intelata 180×20 cm (20×20 cm cadauno), 2014

S.: L’adorazione di se in un unico pensiero. L’assenza dello sguardo che catalizza l’attenzione pone degli interrogativi. Si cerca nell’espressione un sentimento che affiora, un ricordo, un pensiero. L’idea di questa installazione nasce proprio dalla ricerca di una comunicazione sottile tra il soggetto che si lascia ritrarre (l’uomo esteriore) e il se interiore, che emerge di fronte l’impossibilità di controllare la propria immagine nel momento in cui si chiede di chiudere gli occhi.
In quell’attimo in cui si prende coscienza della propria nudità la persona si sente a disagio, non si richiede nessuna espressione, solo il proprio volto senza lo sguardo, lo sguardo come espressione dell’anima, e allora cosa rimane? Tutto il mondo che si cela dentro di noi, un sogno o la realtà. Raccogliere volti è una vera e propria schedatura che porto avanti da diversi anni, durante gli scatti racconto del mio progetto, e noto che le persone sono curiose di sapere cosa apparirà della loro persona, una sorta di analisi psicologica , da dove emergono le differenti personalità che si affollano in ognuno di noi. Ma quando lo sguardo si cela non c’è menzogna. L’utilizzo della tecnica ad acquerello mi consente di trattare il volto con leggerezza e trasparenza, i tratti somatici si fondono nel bianco del foglio, quasi ad emergere da esso o ad inabissarsi in un vuoto di luce.

Arma-te - installazione, bollini e acquerelli su carta intelata, dimensioni variabili, 2015

Arma-te – installazione, bollini e acquerelli su carta intelata, dimensioni variabili, 2015

S.: Arma-te. Tra i lavori più recenti “Arma-te” si proietta in una tematica sulla quale sto lavorando in questo periodo, la forza, l’energia, come spinta vitale, come forza interiore, l’energia che abita il mondo sottile, quello spazio invisibile che mette in comunione tutte le cose del mondo”. Le armi sono rivestite da una pelle, non hanno il foro di uscita del proiettile, sono corpi che evocano la loro potenza ma non la esercitano.

Sara Cancellieri - Interno #1, metafora del risveglio - Tecnica mista, 50x17x10 cm, 2015

Sara Cancellieri – Interno #1, metafora del risveglio – Tecnica mista, 50x17x10 cm, 2015

S.: Interno # 1, metafora del risveglio. Ogni giorno si compie l’atto del risveglio. Il risveglio del corpo e della mente, che da uno stato di coscienza parallela, passa da una stanza surreale ad un ambiente reale, dove la presenza di sé è percepita tramite un bagliore di luce che attraversa la fessura della porta. Non tutto è ancora compiuto. La vita, come un’esplosione, rende reale il sogno, l’energia si libera sopra gli interni metafisici.

G.: L’opera d’arte che ti fa dire: “questa avrei davvero voluto realizzarla io!”?

S.: Una delle tempeste di Turner

G.: Un o una artista che non ti ha mai emozionato:

S.: Andy Wharol

G.: Un o una artista che avresti voluto esser tu:

S.: Qui vado in tilt, sono tanti gli autori che amo, ma se devo parlare di emozioni forti che ho provato davanti un’opera desiderando di esserne l’autore mi viene in mente tanto Rotko, quanto Canova.

G.: In quale altro ambito sfoderi la tua creatività?

S.: Nella vita in generale, il bicchiere è sempre mezzo pieno, bisogna essere creativi per non arrendersi mai.

G.: Work in progress e progetti per il futuro:

S.: L’energia come forza vitale, ci sto lavorando da un po’. Per il futuro non so, dipende da cosa faccio per il mio presente, cerco evoluzione, il cambiamento mi affascina, nella vita come nell’arte l’autoreferenzialità è la morte della creatività.

G.: Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore

S.: “Niente è come sembra”, ed è proprio vero, e aggiungerei …per fortuna!!

Per approfondire: cancellierisara.wix.com