MARIA MADDALENA O DELLA SALVEZZA | Marguerite Yourcenar

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Sei il mio prossimo? No, sei prossimo. Ti compiango come me stessa.

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Mio Dio, rimetto il mio corpo tra le tue mani.

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Possedere è l’equivalente di conoscere: La scrittura ha sempre ragione.
L’amore è stregone: sa i segreti, è rabdomante, sa le sorgenti. L’indifferenza è guercia;
l’odio è cieco, incespicano a fianco a fianco nel fossato del disprezzo.
L’indifferenza ignora. L’amore sa; va compitando la carne.
Bisogna godere di una creatura per aver l’occasione di contemplarla nuda.
Ho dovuto amarti per capire che la peggiore e la più mediocre delle persone umane
è degna di ispirare lassù l’eterno sacrificio di Dio.

[Marguerite Yourcenar – da FUOCHI]

Giovanna Lacedra-Marguerite-Yourcenar

Marguerite Yourcenar è una scrittrice francese. Il suo vero nome è Marguerite Cleenewerck de Crayencour, ma già all’età di diciassette anni, pubblicando il primo libro in versi dal titolo Le jardin des chimères (Il giardino delle chimere), scelse con complicità paterna, questo pseudonimo anagrammando il suo cognome. Viaggiò molto in Italia, e fu qui ispirata per la stesura di due opere successive: le celebri Mémoires d’Hadrien (Memorie di Adriano) e il romanzo  La denier du rêve (La moneta del sogno).  Amò profondamente una sola donna, Grace Frick, che conobbe nel 1937 e che restò la sua compagna per il resto della sua vita. La sua opera è costellata da temi esistenzialistici come amore e morte. Marguerite Yourcenar muore presso l’ospedale Bar Harbor di Mount Desert nel 1987.

NOTTE D’AMORE | Ingeborg Bachmann

Io una notte d’amore dopo una lunga notte
ho di nuovo imparato a parlare e piangevo
perché mi è uscita di bocca una parola. Ho imparato di nuovo a
camminare,
sono andata alla finestra e ho detto fame e luce
e notte mi stava bene per luce.

Dopo una notte troppo lunga,
dormito di nuovo bene,
confidando.

Nel buio parlavo più felicemente.
Continuavo a farlo ogni giorno.
Muovevo le dita sul mio viso.
Non sono più morta.
Un cespuglio incendiato nella notte.
Il mio vendicatore si è fatto avanti e si chiamava vita.
Ho detto addirittura: lasciatemi morire e pensavo
senza timore alla morte più amata.

[Ingeborg Bachmann | Notte d’Amore | 1964]

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Ingeborg Bachmann è  stata redattrice, scrittrice e poetessa austriaca. nata in Carinzia nel 1929, frequentò l’università di Innsbruck e di Vienna, laureandosi in giurisprudenza e germanistica. Divenne poi redattrice radiofonica e presto iniziò a comporre opere letterarie, prima fra tutte ” Un negozio di sogni” del 1952. Nel 1957 ricevette il primo premio letterario del Gruppo 47 con la raccolta di poesie “iL tempo dilazionato”. Il più celebre, forse, dei romanzi pubblicati è “Malina” nel 1971. la Bachmann spinse la sua indagine esistenziale di donna e di scrittrice a un limite estremo. Per lei l’infelicità era la conseguenza di un difetto strutturale della società, che si rifletteva nella feroce autorità paterna e nella violenza contro gli ebrei. La scrittura era allora l’unico mezzo per guarire le ferite provocate dall’esistenza. Soggiornò molto all’estero, tornando di tanto in tanto in Austria: London, Paris, Berlin, ma soprattutto Roma, città in cui decise di trasferirsi definitivamente nel 1965. E a Roma il 17 ottobre 1973 in seguito alle ustioni riportate in un incendio divampato nella notte del 26 settembre, nella sua casa di via Giulia.

L’AMORE CIECO DA UN OCCHIO | Renée Vivien

Ti amo col mio occhio unico, ti sbircio
come un Cinese l’oppio:
ti amo del mio amore cieco d’un occhio,
ragazza bianca come un gìchero.
Voglio le tue palpebre di bistro,
e la tua voce più lenta di un sistro;
ti amo col mio occhio sinistro
dove riluce la collera del rum.

Ti seguo con lo sguardo, lubrico come una scimmia,
ebbro come un pallone senza zavorra.
La tua anima mutevole di Sfinge
oscilla fra un sì e un no.
E io ansimo verso la lusinga
dei seni vibranti, del flessuoso torso
dove la grazia sposa la forza,
e degli occhi verdi come l’occidente.

Il tuo viso sfuma attraverso le cortine;
e tu mediti, un frutto secco
tra le labbra fiorentine
dove si quieta un sorriso greco.
Muoio delle tue parole brevi…
Voglio che coi denti mi cavi
l’occhio dove s’intorbidano i sogni,
come un’ara, con un colpo di becco.

[Renée Vivien | L’amore cieco da un occhio]

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Renée Vivien (Londra, 11 giugno 1877 –  Parigi, 18 novembre 1909) è lo pseudonimo di Pauline Tarn, poetessa britannica soprannominata la Saffo del Novecento, che ebbe vita breve. Morì a soli 32 anni a causa di una pleurite e un indebolimento fisico da denutrizione. Digiunava spesso e a lungo. Presumibilmente anoressica, conduceva una vita lussuosa e dissoluta, nell’ambiente “bohémien” parigino. Viaggiò molto e si appassionò all’Oriente, tanto da farsi realizzare un giardino in stile giapponese per la sua abitazione parigina. Dichiaratamente lesbica, amò passionalmente le donne e la Francia. I suoi versi furono infatti scritti quasi totalmente in lingua francese. Aderì al Simbolismo e approfondì lo studio di Dante, tanto da utilizzare un verso del XXX canto del Purgatorio come titolo di un suo romanzo, “Une femme m’apparut”. Nei suoi versi dalle tematiche saffiche si respira decadentismo e maledettismo.

AUTOSCATTI SBAGLIATI: la mostra di Ilaria Facci

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Il 10 Luglio 2015 s’inaugura a Perugia, la mostra fotografica ‘Autoscatti
Sbagliati’, di Ilaria Facci, ospitata da Simona Calisti nel suo “Spazio
Calisti” per promuovere la Ricerca contro il tumore della retina: il
Retinoblastoma.
(Perugia) – Dal 10 al 19 luglio, durante Umbria Jazz Festival, presso lo “Spazio Calisti“,
prestigiosa sede di importanti eventi culturali, situato nel cuore del centro storico della città,
in Via Cesare Battisti 19 (a due passi dal teatro Morlacchi), si terrà la mostra fotografica di
Ilaria Facci: ‘Autoscatti sbagliati’, a favore di A.I.G.R. (Associazione Italiana Genitori dei
bambini affetti da Retinoblastoma), una grave forma tumorale che colpisce un bambino
ogni quindicimila nati.
Ilaria Facci, artista romana, residente a Londra, ha subìto a due anni l’enucleazione
dell’occhio sinistro proprio a causa di questa malattia, che è divenuta così un tema importante
nelle sue opere.
Il suo lavoro tende a sensibilizzare e a promuovere la Ricerca contro il Cancro.
L’evento vuole sostenere le numerose iniziative dell’ A.I.G.R. che, da diciannove anni,
assiste i familiari dei piccoli pazienti colpiti da questa malattia, promuove la ricerca
scientifica, informa il pubblico dell’esistenza di questo tumore, che può essere curato con
successo solo se diagnosticato precocemente, quando cioè si trova ancora nello stadio
iniziale..
Tra i fondatori dell’Associazione c’e Theodora Hadjistilianou, la dottoressa che ha curato
anche Ilaria Facci.
Si segnala la collaborazione della Cancer Research UK -Charity Shop Crouch End
(l’Associazione nazionale inglese per la Ricerca contro il Cancro) a cui va un
ringraziamento particolare per la donazione delle cornici con le quali saranno esposte le foto.
Ciascuna di esse è stata regalata da privati ed aziende alla Cancer Research UK, per
contribuire alla raccolta fondi: saranno così anch’esse in vendita, durante l’evento, assieme
alle foto; il ricavato sarà devoluto interamente all’associazione A.I.G.R.

“Autoscatti Sbagliati’ trae ispirazione dalla frase del celebre jazzista, Miles Davis: “Non
esistono note sbagliate”. Per Ilaria non esistono scatti sbagliati, perché per lei non esiste lo
sbaglio, nell’Arte; piuttosto ‘è attraverso l’Arte, la musica, la poesia, che lo sbaglio, il limite,
il dolore, può trasformarsi in un potente strumento di aiuto per se stessi, e per gli altri’.

L’esposizione che aprirà i battenti venerdì 10 luglio alle ore 18:00, durerà fino al 19 luglio,
e sarà aperta al pubblico nei seguenti orari:
• 10,00-13,00
• 18,00-20,00
• 21,30- 23,30
Per info e contatti:
• spaziocalisti@gmail.com
www.aigr.it

Ilaria Facci

                                                                            Ilaria Facci

“Perché l’Arte si nutre del dolore è vero, ma una volta sfamata, quel dolore si trasforma, in altro.
In poesia; forse, in un aiuto per chi leggerà quelle storie illustrate nelle foto, a capire che l’Arte vince, sempre.

L’Arte vince, nelle rovine di una città distrutta.
L’Arte vince, la morte del suo artista.
L’Arte, si riproduce tra le scaglie di una corteccia in un albero, tra migliaia, in luoghi lontani e sconosciuti.”

(Ilaria Facci)