INFINITO MINIMO | Valentina Biasetti Solo Show

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INFINITO MINIMO. VALENTINA BIASETTI

L’Associazione Culturale Eikòn è lieta di presentare
“Infinito minimo”, mostra personale di Valentina Biasetti

(a cura di Angela Troilo e Michele Montanaro),

ospitata dal Filic – Festival Lanciano in Contemporanea.
Vernissage ore 18 del 4 lluglio. La mostra resterà aperta fino al 15 luglio.
Durante la serata sarà presentata, tra le altre cose, la VI edizione del Premio Art in the Dunes della quale l’artista Valentina Biasetti ha realizzato l’immagine,
Sarà allestito anche un buffet e si potranno degustare i vini della Cantina San Michele di Vasto.
A conclusione della serata ci sarà il concerto dei Joel.

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Valentina Biasett

Nota introduttiva dell’artista:

“Infinito Minimo è uno spazio immaginato, la linea di confine tra un luogo reale e un “altrove”, un intervallo di tempo immaginario. I disegni che saranno presentati in mostra al Polo Museale Santo Spirito di Lanciano sono tutti lavori recenti ( 2014 2015 ) un discorso ancora aperto quindi che si dibatte sul tema del Vuoto, proprio perché credo che nell’assenza e nel “non detto” si nascondano molte più deviazioni immaginarie e molte più possibilità di interpretazione. Lo spazio apparentemente vuoto dei miei disegni è tacitamente affidato all’osservatore. Talvolta è possibile incontrare nubi dense di colori e cariche di storie che hanno raccolto nel loro vagare, altre volte, invece, sono le costruzioni geometriche che tracciano un dialogo silezioso tra due figure che probabilmente si incontreranno solo nel sogno del colore. Le figure in bianco e nero sono l’unico aggancio alla realtà, sono corpi che si cercano, si amano e talvolta si rifiutano con urgenza di attenzioni, sono corpi sensibili che percepiscono e trasmettono sensazioni di cose minime.”

MILLIMETRI ( sensazioni di cose minime) .5 tecnica necessaria su carta, mm1000x1000, 2015

MILLIMETRI ( sensazioni di cose minime) .5 – tecnica necessaria su carta, mm 1000×1000, 2015

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Per Voce Creativa: Intervista a Simona Bramati

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa occasione Giovanna Lacedra incontra Simona Bramati (Castelplanio, 1975):

Umile, genuina, refrattaria ad ogni inutile forma di esibizionismo mondano, Simona vive ogni giorno del miracolo in cui si è trovata a crescere: l’incontaminata collina marchigiana di  Castelplanio. Adora gli animali, di cui si prende cura e dai quali si lascia “educare” ad un altro, più autentico “sentire”. Un “sentire” puro, nitido, ancestrale. E capace soprattutto di contaminare la sua ricerca artistica. Sono, infatti, gli animali ad essere spesso protagonisti delle sue opere. Insieme a creature di sesso femminile: rivisitazioni mitologiche  o autoritratti alterati. Simona è un’artista capace di ascoltarsi. Di stare dentro se stessa. Di andare a fondo, raschiando silenzi per poi riportare  in superficie nuovi vocaboli, sottoforma di immagini. Visioni sovente rintracciate nel proprio repertorio onirico. Un po’ come faceva il buon Johann Heinrich Füssli, con le proprie illusioni ipnagogiche.

Simona Bramati vive e lavora a Castelplanio, in provincia di Ancona. Questa è la sua Voce Creativa per voi:

Simona Bramati in studio

Simona Bramati in studio

G.:  Chi sei tu? La donna, l’animale, l’infante, l’artista…

S.: Spontaneamente mi viene da dire l’animale… Non so se è dovuto ad un mio rifiuto nei riguardi di certi comportamenti umani che sono anche miei, oppure perchè ho un certo pudore nel definirmi un artista! Donna lo sono e non posso sfuggire alla mia natura!!

G.:  E chi sono le creature che vivono nei tuoi dipinti?

S.: Molti animali e donne soprattutto!

G.:  Perché la pittura?

S.: È quello che ho sempre sentito di fare, ma è necessario fare esperienze di altro tipo, proprio per fortificare il proprio percorso espressivo e creativo.

G.:  E se non fossi un’artista?

S.: Sarei un animale!

G.:  Quale credi sia il compito di una donna-artista, oggi?

S.: Sai che credo di non saperlo più tanto bene!? Credo che si debba lavorare molto, poi il tempo darà i giusti frutti e il riconoscimento di un lavoro costante e valido, tanto quanto lo è per un uomo! È questo forse che intendi?

G.:  La domanda era aperta, dunque l’interpretazione deve essere naturalmente soggettiva, così come la risposta! Il bello di queste interviste è che a domande identiche vengono date risposte diversissime, perché ciascuna di voi ha un proprio sentire e proprie ideologie. Quindi, Simona, posso dirti che pongo domande perché le artiste si svelino mediante la spontaneità delle risposte che scelgono di dare. Ora passo a quella successiva: Quali sono le tematiche della tua ricerca e quanto c’è di autobiografico?

S.: Mi sono cimentata in tanti temi, dalla mitologia alla religione, leggendo testi di letteratura o semplicemente interpretando i miei sogni, a volte anche ad occhi aperti. Ma riguardando il mio lavoro credo sia un lungo diario che racconta la mia vita, il mio volto, le mie esperienze e quelle di persone che ho conosciuto o che fanno parte del mio immaginario! D’altronde la pittura è la mia scrittura e la mia valvola di sfogo… e per fortuna! Il mio volto torna spesso anche involontariamente, ma non per dar sfogo all’ego. Credo che accada soprattutto perchè  alla fine il mio volto è l’immagine con cui mi confronto ogni volta che mi specchio, dunque è l’immagine che conosco meglio!

Simona Bramati

Simona Bramati

G.:  So che vivi nella natura, una natura che ami, che ti ha avvolta e cresciuta. Quanto questo rapporto con la natura permea il tuo lavoro?

S.: Vivo in un casolare di pietra di tufo, dove è nato il mio bisnonno, mio nonno e mio padre! Intorno ho querce, noci e altri alberi meravigliosi, tanti anzi tantissimi fiori, e poi ci sono i miei amici animali che mi regalano ogni giorno la convivenza più equilibrata che io possa desiderare! Tra animali domestici e selvatici in pratica è come se vivessi dentro ad uno zoo senza gabbie, e ogni giorno cerco di difendere questo miracolo! Tutti questi elementi sono di conseguenza entrati nel mio lavoro, in silenzio e lentamente.

G.:  Mi dici come nasce un tuo lavoro?

S.: A volte ho delle visioni vere e proprie, altre volte mi basta una parola, altre percorro lo studio di un tema che scelgo secondo le mie esigenze.

G.:  Ad ispirarti, influenzarti, illuminarti ci sono o ci sono state letture particolari?

S.: Ogni cosa che leggo m’influenza, se rientra nelle mie corde ovviamente. Non un libro in particolare, ma più letture m’hanno portato poi ad una riflessione per iniziare un nuovo lavoro o un nuovo progetto.

G.:  Che musica ascolti quando hai le mani in pasta al tuo lavoro?

S.: Solitamente ascolto Radio 3 con due apparecchi da due stanze diverse così ho una specie di effetto dolby surround in casa. Ma ho una collezione di musica “ricercata”, intendo non commerciale che spazia a 360° nei generi e di cui non posso farne a meno.

G.:  Scegli 3 delle tue opere, scrivimene il titolo e l’anno, e dammene una breve descrizione.

S.: Scighitz 2004, perchè è colui che mi ha aperto la strada, dipinto in un momento in cui il mio corpo stava cedendo, gli diedi un bacio appena terminato e gli domandai dove sarebbe finito! Dopo poco tempo fu scelto per la mostra “Il Male, esercizi di pittura crudele”alla Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Scighitz--olio su tela-180x120 cm-2004

Scighitz – olio su tela – 180×120 cm – 2004

S.: Basileia 2008, lei è la Regina del luogo in cui vivo. Un giorno ebbi la fortuna di conoscere Alberto Granado che visitò la mia personale dal titolo “Lachesi, la filatrice del destino” in cui era esposta anche Lei, a Jesi presso la Salara di Palazzo della Signoria. Lui mi disse “tu eres la Regina”! Voleva dire che quel viso mi assomigliava! Ecco che rispondo di nuovo alla domanda di prima! In questo caso assomiglio al soggetto, le galline erano quelle che razzolavano in giardino, tutte con i nomi, il piccione era Tubo Piccions e i piccoli pulcini morti per il freddo “hanno posato” poi per me, mentre li tenevo nella mano oramai senza vita!

Basileia - olio su tela - 300x150cm - 2008

Basileia – olio su tela – 300x150cm – 2008

S.: Della vita a cedere 2013, è un mio ritratto. E’ la visione di un futuro prossimo alla morte che guarda con fierezza la fine, senza tirarsi indietro. I corvi tirano i capelli simbolo di vanità, che difronte alla morte è nulla. Le braccia sono i primi elementi che mutano, i più vicini ai corvi che sfruttano la metamorfosi in atto per appoggiarsi. Visibilmente il ciclo della vita si ripete.

Della vita a cedere - olio e matita su tela -70x100 cm - 2013

Della vita a cedere – olio e matita su tela -70×100 cm – 2013

G.:  L’opera d’arte che ti fa dire: “questa avrei davvero voluto realizzarla io!”?

S.: Un’opera di Enrico Robusti del 2004 dal titolo “Mi vergogno perchè la sofferenza mi rende una bestia scura”.  Stupenda!

G.:  Un o una artista che non ti ha mai emozionato:

S.: Jeff Koons

G.:  Un o una artista che avresti voluto esser tu:

S.: Louise Bourgeois

G.:  In quale altro ambito sfoderi la tua creatività?

S.: In giardino

G.:  Work in progress e progetti per il futuro:

S.:  C’è sempre un work in progress, che a volte rimane li per giorni.Progetti si, ma finchè non vedo preferisco non parlarne!

G.:  Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore

S.: “Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo, altrimenti la tua arte non sarà laudabile.” (Leonardo)

Per approfondire:

www.simonabramati.it

https://www.facebook.com/simonabramati.artista

KETTY LA ROCCA | Appendice per una supplica

Ketty Larocca - Appendice per una supplica - stampa fotografica in b/n - 1974

Ketty La Rocca – Appendice per una supplica – still da video – 1972

Nel 1972 Ketty La Rocca realizzò “Appendice per una Supplica”, uno dei primi video della storia dell’arte contemporanea. Fu girato in bianco e nero e a camera fissa. Sulla pellicola scorrevano mani. E sulla pelle nuda di queste mani la parolayou si tatuava in mille sé. Coppie di mani afferravano un vuoto nero e desolante. E chiamavano – a pugni stretti e dita intrecciate – un Tu che pareva godere della sua stessa assenza. Per questo progetto performativo e video-fotografico, presentato poi alla XXXVI Biennale di Venezia insieme al suo libro d’artista “Principio erat” , Ketty La Rocca utilizzò le proprie mani. Mani chiare, dalle dita lunghe e affusolate, che sbocciavano da un fondale nero. Implorando l’altro. Come in un loop. Lo stessoyou”  si riproporrà qualche anno dopo, per la precisione nel 1975, in “Le mie parole. E tu?”  una performance realizzata prima presso la Galleria Nuovi Strumenti di Brescia e poi presso la Galleria Tartaruga di Roma. Ketty descrisse la sua ultima azione comportamentale con queste parole:

“In questa azione che chiamerei coniugazione io sono esempio a me stessa e agli altri di un totale asservimento al linguaggio (…) gli altri che partecipano all’azione coniugano sia un dramma reale che il mio dramma interiore (…) il linguaggio non determina libertà seppure illusorie, ma prolifica contagiosamente, crea vittime che coniugano la loro stessa condizione e la definiscono <>”.

Ketty La Rocca, ligure di origine ma sempre vissuta a Firenze, è stata una delle più importanti artiste italiane del XX secolo, esponente di primo piano della Poesia Visiva, performer e body artist. Morta precocemente, all’età di 38 anni, a causa di un tumore alla testa, Ketty fu una delle poche artiste italiane di quegli anni a ricevere un riconoscimento internazionale. La sua è una ricerca profonda ed intima sull’universo della comunicazione.

Oggi “L’Archivio Ketty La Rocca” è gestito dal figlio dell’artista, Michelangelo Vasta, prof. di Storia economica presso il Dipartimento di Economia Politica e Statistica dell’Università di Siena.

Per Voce Creativa: Intervista a Elisa Rescaldani

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa occasione Giovanna Lacedra incontra Elisa Rescaldani  (Milano, 1981):

Irrimediabilmente sedotta dal fascino ellenistico della Medusa Rondanini come dal potere fendente della musica Heavy Metal, Elisa Rescaldani –  occhi limpidi, sorriso sincero – è una creatura gentile, sempre pronta a ringraziare e a muoversi in punta di piedi, anche le volte in cui potrebbe far rumore. È un anima potentemente in ascolto; sensibilissima alle lame del potere e dell’indifferenza. La rabbia, però, non è un sentimento che trova specchio nel suo volto. Dolcissima nei modi, delicata nel sentire, Elisa ha negli anni affinato una propria modalità di rielaborazione del dolore. Questa modalità porta il nome di Digital Paint. Fotografie, tavola grafica, software, emozioni, turbamenti, energia vitale, sono tutti ingredienti capaci di tramutare una ferita in esperienza salvifica.  L’immagine plasmabile, mutabile, stravolgibile è sempre pronta a prendere la forma dei suoi moti interiori.

Inscriverei la ricerca visionaria di Elisa in un Surrealismo Gotico, con atmosfere Dark e certamente Postromantiche.

Elisa vive e lavora a Milano. Questa è la sua voce creativa per voi.

Elisa Rescaldani

Elisa Rescaldani

G.: Chi sei tu? La donna, l’animale, l’infante, l’artista…

E.: L’artista… Per lo meno, cerco di far emergere i miei pensieri, i  malesseri, i mostri, le gioie, le sensazioni, i turbamenti…per donarveli.

G.: E se non fossi un’artista?

E.: Sarei qualsiasi altra cosa, ma sempre con all’interno un piccolo artista che vorrebbe emergere per farvi conoscere tutti i mostri che lo circondano. In realtà… non saprei cosa potrei essere se non fossi un’artista. Ho sempre disegnato, pasticciato, sperimentato, fantasticato e viaggiato moltissimo con la mente.

G.: Perché lo fai?

E.: Perchè sono così, se non lo faccio mi reprimo e non sto bene… è una necessità, un mio rituale ben preciso, le due parti devono coesistere e crescere insieme. Diciamo che si compensano.

G.: Perché la fotografia digitale?

Fotografia Digitale e Digital Paint per l’appunto. Direi perché sono sempre stata attratta dalla tecnologia e dalla sperimentazione, oltretutto avendo fatto studi grafici ho avuto la possibilità di avvicinarmi sin da subito al multimediale. Poi sono tornata a più classici in Brera. Direi che il mio è stato un percorso un po’ contorto… e se vogliamo un po’ al contrario!

G.: Quale credi sia il compito di una donna-artista, oggi?

E.: Oggi, come sempre, una donna che fa arte deve dire la sua, sbattere in faccia al mondo la realtà, dichiarare, sensibilizzare e aprire nuovi mondi.  Ma credo sia il compito di ogni artista, a prescindere dal genere.11048780_815444441859631_321708385740054787_n

G.: Quali sono le tematiche della tua ricerca e quanto c’è di autobiografico?

E.: Il mio lavoro è quasi completamente autobiografico e segue tematiche ben precise, oramai pilastri della mia ricerca o della mia ossessione, anche se col tempo e con gli accadimenti i filoni si sono lievemente arricchiti. Fondamentalmente mi rifugio in un’idea di morte come vita, nella chirurgia come risalita, nel malessere come ricerca di noi stessi e nei viaggi come mondi paralleli conquistati e da portare sempre con noi.

G.: Come nasce un tuo lavoro?

E.: Lasciamo un pizzico di mistero? Beh …posso partire da una fotografia e costruirci un mondo intorno, oppure posso cominciare con qualche segno su un foglio bianco in photoshop, o avviare il mio viaggio a partire da un collage. Dipende! Certo è che non mancano mai la fotocamera, la tavola grafica e il pc.

G.: Ad ispirarti, influenzarti, illuminarti ci sono o ci sono state letture particolari?

E.: Due testi fondamentali hanno “iniziato” il mio percorso, entrambi della stessa autrice che ho avuto la fortuna di poter conoscere, Francesca Alfano Miglietti. Il primo testo è il catalogo “Rosso Vivo” e il secondo ” Nessun tempo, nessun corpo”. Sono stati i cardini di una porta che non si è più chiusa.

G.: Che musica ascolti quando hai le mani in pasta al tuo lavoro?

E.: Sicura di volerlo sapere? Hard Rock ed Heavy Metal.

G.: Scegli 3 delle tue opere per raccontarci il tuo lavoro:

Wax” – Digital Paint  – 2013

Wax - Digital Paint - 2013

Wax – Digital Paint – 2013

Hate” –  Digital Paint – 2013

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Hate – Digital Paint -2013

Solitudine” – Digital Paint – 2015

Solitudine - Digital Paint - 2013

Solitudine – Digital Paint – 2013

E.: Tutti hanno in comune la mia difficoltà nella risalita, nel difficile controllo delle emozioni; la fatica di fissare nella mente il ricordo senza farlo svanire, o di  prendere tutto quello che causa dolore e trasformarlo in una corazza sana, talvolta curativa.

G.: L’opera d’arte che ti fa dire: “questa avrei davvero voluto realizzarla io!”?

E.: “Il sonno della ragione genera mostri” di Fussli o la Medusa Rondanini.

G.: Un artista che non ti ha mai emozionato:

E.: Braque, non c’è storia con lui!

G.: Un artista che avresti voluto esser tu:

E.: Gustav Klimt e Louise Bourgeois, entrambi emozionanti.

G.: In quale altro ambito sfoderi la tua creatività?

E.: In cucina…provo sempre ricette nuove e provo le diverse cucine del mondo

 

G.: Work in progress e progetti per il futuro:

E.: Il mio percorso artistico è un continuo work in progress, come lo è il mio Io e la mia vita. Faccio sempre piccoli passi in avanti, la strada è lunga e ho tanto da imparare, ma io ho i pattini!

G.: Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore:

E.: “Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni” di Amedeo Modigliani.

Per approfondire:

Elisa Rescaldani su Facebook:

https://www.facebook.com/pages/Elisa-Rescaldani-Art/141014545969294

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ACQUA SMOSSA | Elisa Biagini

Volto la testa da te
verso un altro
mare,
lascio tracce di parole
scie dei nostri ricordi:
il cappotto mi
tiene la forma
sennò sarei neve al sole.

E come acqua smossa
nella mia
testa
con ogni tua parola
mi fai cerchi nel lago del cuore.

Mi perdo
nei liquidi
sgonfiandomi di pianto
bicchiere d’acqua sarò
arriverò dal
mare una mattina.

Bevimi a gocce,
bevimi a sorsi
che io sia in te
in
ogni tuo passo.

[Elisa Biagini | Acqua Smossa]

Giovanna-Lacedra- Elisa-Biagini

Elisa Biagini è nata nel 1970 a Firenze, dove attualmente risiede dopo un lungo periodo di studio e di insegnamento negli Stati Uniti. Ha esordito giovanissima con la raccolta Questi nodi (Gazebo, Firenze 1993), cui ha fatto seguito Uova (Zona, Genova 1999), libro bilingue con testi in italiano e in inglese. Ha pubblicato sue poesie e traduzioni su importanti riviste italiane e americane. Per Einaudi ha pubblicato L’ospite (2004), Nel bosco (2007), Da una crepa (2014). Nel 2012 è stata invitata a rappresentare l’Italia al Poetry Parnassus di Londra. Scrive poesie  per incontrare la realtà.

“Scrivere è un atto di responsabilità che presuppone piena e costante consapevolezza delle proprie azioni, dove l’abbandono c’è ma deve essere controllato.” (Elisa Biagini)