PATRIA | Ana Blandiana

In te nessuno mi manca mai,
terra tramontata nel sonno
lungo orbite verdi,
e sono straniera se varco il confine
delle tue chiome sfibrate.
Soltanto la tua lingua
so parlare in sogno
e dire fiabe solo per te,
mio precario paradiso,
mio precario signore.
E’ freddo fuori
e fitta è la nebbia,
si fa sera,
il tempo scende lento,
ma come si sta bene e al caldo a casa,
quando l’uno all’altro siamo patria.

[Ana Blandiana | Patria]

Ana Blandiana

                                                       Ana Blandiana

Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman, è una poetessa e saggista vivente di orgine rumena. Nata nel 1942 a Blandiana, villaggio dal quale provengono i suoi  genitori, Ana è nota soprattutto per il suo impegno politico contro il regime di Ceausescu. Nota dissidente e sostenitrice dei diritti dell’uomo, ha avuto il coraggio di contestare in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche il dittatore. Nel 2005 ha vinto in Italia il Premio Letterario Giuseppe Acerbi,  nella sezione  poesia con la sua opera Un tempo gli alberi avevano gli occhi, Editrice Donzelli, 2005. .A suo avviso “lo scopo della poesia è quello di ripristinare il silenzio, la capacità di tacere.”

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IO SOTTRAGGO PERFORMANCE A VENEZIA

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COMUNICATO STAMPA:

4 Luglio 2005
“Lasciarsi morire di fame. Sottrarsi al mondo.
Farlo con coscienza. Sceglierlo, ogni giorno, con vocazione.
Oggi: 475 Kilocalorie.”

Trasformare in arte la patologia.
Fare in modo che il corpo – per anni ostaggio di rituali ossessivi, per anni contenitore di vuoti affettivi, di assenze e di mancanze –, diventi racconto espressivo di una tra le più paradossali malattie: il disturbo anoressico-bulimico.
Mangiare niente come mangiare tutto. Svuotarsi come ingombrarsi.
Mettere dentro il mondo intero, o il mondo intero rifiutare.
Sbranare pulsionalmente l’amore che non si ha o scegliere stoicamente la rinuncia.
Controllare il corpo per illudersi di controllare la vita intera.
Operare calcoli minuziosi, e istituire una vera e propria aritmetica del desiderio.
Sottrarsi chili per sottrarsi ai desideri. Scarnificarsi per rendersi visibili.
E tutto questo per sopravvivere ad altro.

Donne che si sfondano di cibo e vomitano infilandosi due dita in gola,
al fine di espiare una colpa che si radica molto più in là di una folle orgia alimentare.
Donne che si sfondano di cibo e non vomitano, creando – con un corpo in dilatazione –
barriere con le quali difendersi dal mondo e da una dimensione dell’affettività, che genera in loro
inadeguatezza e panico.
Donne che non mangiano per dimostrare a se stesse e al mondo che le terrorizza,
quale alto dominio siano capaci di esercitare su sé stesse e sui propri appetiti.
Autocontrollo, perdita patologica di controllo.
Dispercezione, devastazione, perfezionismo e inibizione.
Donne che si riempiono di cibo. Donne che si svuotano di sé.
Perché il dolore che le fa agire è in verità un dolore profondissimo. Che a volte neppure loro conoscono.

Al di là della fame e della sua negazione, esiste un’altra fame. Più feroce, più legittima, più importante. Una fame del cuore. Che ha il diritto di essere ascoltata.

Il corpo di un’anoressica-bulimica, è un corpo rotto.
È corpo-contenitore di vuoti e di parole. Troppi vuoti e troppe parole.
Tutto nasce da una frattura nella relazione, da una crepa tellurica nella comunicazione.
Digiunare e divorare sono prese di posizione estreme. Punizioni. Penitenze.
Il corpo si trasforma in una conca sgombra o una pattumiera. E il cibo-non-cibo diventa il solo strumento capace di mettere a tacere ciò che si agita dentro.
L’anoressia è una fame infinita, tenuta in catene. La bulimia è invece, una legione di appetiti che sconfina. Attacca la roccaforte dell’ipercontrollo, l’abbatte, e disintegra ogni impalcatura scenica.
Cibo negato. Cibo abusato. Cibo-veleno. Cibo-eroina. Cibo non-più-cibo.
È la paura che ci allontana dal cibo. È la paura che ci spinge verso il cibo.
È la paura di quel vuoto d’amore che ci impone di dilatarlo, per abituarci ad esso.
Anoressia, Bulimia, Binge Eating e Obesità sono espedienti autodistruttivi, ricercati per sopravvivere a tutto il resto. Per tentare di governare il vuoto. Per provare a non sprofondare.
Presto però diventano vere e proprie dipendenze. Fino a trasformarsi in mortali patologie.

IO SOTTRAGGO è un grido contro il silenzio di chi non sa e non vuole vedere, di chi ignora e superficializza. Di chi sceglie di non capire. IO SOTTRAGGO vi costringe a guardare nel perimetro triangolare di questa verità. IO SOTTRAGGO è un atto di coraggio che mira a combattere la vergogna e l’omertà. In nome di una verità che vive rovesciata dall’altra parte dello specchio.INVITO2-WEB

(testo di Giovanna Lacedra)

Giovanna Lacedra performing
IO SOTTRAGGO
Sabato 9 maggio ore 20,00
Presso EL MAGAZEN DELL’ARTE
DORSODURO 1375 – nei pressi dello Squero di San Trovaso
VENEZIA
Info-press: ass.rosam@gmail.com