SOSPESA

Se m’infrango –

Amore –

raccoglimi.

 

E ricomponimi

piano

nella culla

delle tue

mani.

 

(©Giovanna Lacedra | 2013)

 

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DIARIO FLUTTUANTE    

 

Le mie parole

ondeggiano  –

traboccanti

derelizioni del sentire.

Le mie parole

galleggiano

sulle acque chete

del tuo

silenzio.

 

Parole inutili,

sì.

Ninfee marcite

su un’acqua sporca.

 

Parole inutili,

sprecate.

Parole andate

e

mai state

tue.

 

(© Giovanna Lacedra 2014)

Il tema conduttore delle mie opere è l’assenza …

“Sì. Ci può essere un bisogno terapeutico, la voglia di superare un evento attraverso la creazione, come nel caso della lettera di rottura o la morte di mia madre. La priorità rimane comunque la motivazione artistica. Mi servo di molte cose della mia vita, non di tutto. L’arte è una terapia contro l’assenza.

Sophie Calle in performance.

Sophie Calle in performance.

Il tema conduttore delle mie opere è l´assenza. Degli sconosciuti che non mi vedono, un uomo che non mi ama, mia madre che se ne va”

[Sophie Calle]

Artista concettuale, autrice, fotografa, performer, Sophie Calle è divenuta nota al pubblico dell’arte contemporanea durante la Biennale di Venezia del 2007 con“Prenez soin de vous”, una articolata installazione che prendeva il titolo proprio dalla frase che il suo compagno le scrisse quando decise di separarsi da lei. Da un’esperienza personale al tema universale dell’abbandono, della separazione. La grandezza del suo lavoro artistico risiede, infatti, esattamente in questo: in un autobiografismo mai confinato in se stesso. L’autobiografia è una rocca dalla quale guardare e affacciarsi sull’universale. Un dolore mio che è dolore di tutti. Una perdita mia che può essere perdita di chiunque. Dal personale al generale. Nulla è auto-referenziale e/o narcisistico ma tutto parte dall’uno per riferirsi all’umanità in genere. 

Sophie Calle è in mostra a Torino, presso il Castello di Rivoli, fino al 15 Febbraio 2015, con la retrospettiva dal titolo “MadRe” a cura di Beatrice Merz.

(Giovanna Lacedra)