Credo che la violenza pervada tutto…

“Credo che la violenza pervada tutto. La violenza è parte dell’individuo, parte dell’essere umano. Non la vedo come una violenza verso me stessa ma semplicemente come un riflesso di quel che succede intorno a me…

Giovanna-Lacedra-regina-josè-galindo

Il mondo è violento, ma non riassumerei il mio lavoro come violento: quel che cerco di fare è trovare la poetica nella stessa violenza”:

[Regina Josè Galindo]

 

ESTOY VIVA  è la prima mostra antologica mai dedicata a questa straordinaria artista-performer guatemalteca. A realizzarla è  il PAC  – Padiglione d’Arte Contemporanea – di Milano. Dal 25 marzo all’8 giugno 2014,a cura di Eugenio Viola e Diego Sileo.

E nel prossimo numero di Frattura Scomposta Magazine un articolo completo e dettagliato su questa mostra e su questa donna, firmato Giovanna Lacedra.

Per Voce Creativa: Intervista a Jara Marzulli

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. In questa occasione Giovanna Lacedra incontra Jara Marzulli (Bari, 1977).

Jara è una pittrice dallo sguardo intimo e materno. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, insegna discipline artistiche ed è madre di due bambini. Le sue tele sono sempre, poeticamente, pervase di corpi. Già a partire dalla prima serie, intitolata “Strisce”, il corpo femminile diventa tema centrale ed essenziale della sua ricerca. Corpi feriti, fasciati, corpi gravidi;  corpi legati ad altri corpi. Garze, cerotti, lunghe ciocche di capelli, nastri di raso. Sangue. E più recentemente fiori ed insetti. Donne, madri e bambine popolano le sue tele. L’identità femminile passa attraverso l’identità corporea. E questo accade sin dall’infanzia. Immediatamente sei il tuo corpo che sente. E sente incessantemente: il legame, la distanza, la fusione e l’orrore del vuoto. Jara dipinge con una tale sapienza tecnica, da potersi permettere quel graduale percorso verso la sintesi stilistica, che oggi sembra aver intrapreso. A popolare il suo recente immaginario pittorico, bambine. Bambine fluttuanti e dallo sguardo impietrito. Sospese, talvolta, l’una sull’altra. Come alla ricerca di improbabili equilibri. Per Jara, dipingere è “andare un po’ oltre la carne”.

La sua voce creativa si racconta per voi:

Giovanna-Lacedra-jara marzulli

G.: Una descrizione libera della donna che sei:
J.: Sono una donna che all’età di 35 anni può ritenersi più sicura di sé, essendo sempre stata forte e severa nella coerenza delle scelte compiute, ma fragile, per certi versi, nella costruzione di una mia identità . La propria identità, non si riesce certamente scoprirla tutta, ma trovo sia importante non avere quel senso di incompletezza mentale che ti porta a domandarti cosa dovresti essere per gli altri. Al di là di questo, sono una guerriera che difende le proprie idee, molto più equilibrata di quel che sembra, di ampie vedute, e non giudico mai chi mi sta dinanzi, accolgo anzi ogni tipo di opinione. Ho assecondato la mia voglia di amare, essere amata e di avere dei figli. Sono di una sincerità estrema con la mia fisicità e mi domando talvolta come affronterò il decadimento del corpo.

G.: Cos’è una DONNA secondo te?
J.: La donna è, nel corpo e nello spirito, un contenitore di messaggi universali.

G.: Come vedi collocata la donna nella società contemporanea?
J.: Credo che tutte le battaglie fatte in passato si stiano rimacinando in quest’epoca con grandi responsabilità, in cui comunque trovo vi sia stata un’esagerazione deprimente riguardo all’uso  dell’immagine corporea femminile. Il corpo femminile mi pare sia stato svuotato persino dal suo sano erotismo. Cosa ancora più importante è la violenza sulle donne causata da una secolare educazione maschilista. La situazione attuale rende ancora difficoltoso per le donne far carriera e ad avere figli, per cui ci si trova spesso costrette a compiere una scelta.

G.: Quale ritieni sia il ruolo della Donna oggi? E cosa è cambiato rispetto al passato?
J.: Nei secoli addietro non era possibile avere un ruolo nella storia dell’arte. Le poche artiste conosciute, e ignorate ancora dai programmi scolastici, vivevano una situazione d’eccezione sociale, ed erano anticonformiste e combattive.. Da sempre la donna presenta se stessa con tutto il corpo come testimonianza sincera del proprio essere, sino a diventare, negli anni Settanta, essa stessa opera d’arte. Trovo che oggi, per quanti passi in avanti siano stati fatti, la collocazione della donna nel mondo dell’arte trovi sempre più difficoltà rispetto agli uomini.

G.: Qual è il dovere di un’artista-donna nella società contemporanea?
J.: Non penso ci siano doveri. Basterebbe poter osservare l’opera d’arte realizzata da una donna che dialoga assieme alle altre opere, proponendo i valori con l’impeto proprio naturale, per comprendere quale sia il suo contributo.

G.: Come vedi collocata l’arte nella società contemporanea?
J.: L’arte, come ogni altra forma di cultura, ha perso parecchia attenzione, per non parlare dei sovvenzionamenti. Però forse questo può essere il momento giusto per rivalutarla, evitando spreco e ponendo l’accento sul sincero lavoro di ricerca di ogni artista.

Jara Marzulli in una fotoincisione di Giancarlo Marcali

Jara Marzulli in una fotoincisione di Giancarlo Marcali

G.: Quando, come e per quale ragione  una donna come te diventa un’ARTISTA:

J.: Penso che non ci sia una ragione, ho seguito la mia propensione sin da piccola.

G.: La tua formazione?
J.: A Bari ho frequentato il Liceo Artistico e successivamente l’Accademia di Belle Arti.

G.: Cosa di ciò che osservi del mondo diventa materiale da plasmare con la tua creatività?
J.: Ho sempre osservato il mondo indagando lo sguardo degli altri e il materiale che mi contamina è dunque prevalentemente umano. Cerco di trovare la ricchezza in ognuna delle persone che osservo. Tendo a concentrarmi solo sugli sguardi e sulla gestualità, le parole vengono molto dopo. Il fascino di un portamento o di una espressione mi da la possibilità di creare e plasmare un racconto, attraverso la mia sensibilità artistica.

G.: Quali sono le tematiche della tua ricerca?
J.: Ultimamente sono il ricordo, l’origine, la ricerca dell’identità, il corpo, la scoperta. Nei miei ultimi lavori ho inserito anche materiali o insetti simbolici, come se ci fosse una storia nascosta dentro di noi. I miei personaggi vivono un tempo poco definibile, in una atmosfera liquida. Desidero andare oltre la realisticità di un’azione e trovare un modo di esprimermi ancora più vicino a me stessa. Desidero scavare ancora di più negl’altri. Per me, è come andare un po’ oltre la carne. Per farlo ho bisogno di  chiudere gli occhi e “liberarmi”.

G.: Quale tecnica adoperi? Quale supporto?
J.: Acrilico e olio su tela di cotone fine.

G.: Come nasce un tuo lavoro?
J.: Un mio lavoro nasce prima di tutto  da uno studio fotografico: ho in mente la mia idea, propriamente un’immagine fissa, preparo il mio set e già lì l’opera prende vita. Faccio una selezione accurata delle fotografie e procedo nella realizzazione pittorica, stendendo prima una imprimitura gocciolante con gesso e colla sulla tela. Mi studio le proporzioni del disegno e quindi con matite colorate procedo nella costruzione delle figure. L’abbozzo con tonalità verdastre rende i volumi e poi in ultimo due velature molto liquide di colore ad olio, propriamente mettendo gli ocra, le terre e i rossi.

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G.: Quali sono i tuoi riferimenti storici? Quali artisti o correnti hanno in qualche modo contaminato e influenzato il tuo lavoro?
J.: Da giovanissima ho sfogliato e mangiato con gli occhi un’enciclopedia di Arte Moderna, lasciandomi incantare da correnti come Impressionismo, Simbolismo ed Espressionismo. Mi sono innamorata di autori come Degas, Renoir, Toma, Whister, Redon, sicuramente Munch, Schiele e autori della pittura verista italiana. Se ci sono altre influenze non me ne rendo conto.

G.: Ad ispirarti ci sono anche letture particolari?

J.: Certo! Per quel che riguarda la letteratura, autrici dell’Ottocento come le sorelle Bronte e Jane Austen, Karen Blixen relativamente al sentimento per la natura e per la gente di altra cultura, Marguerite Duras, Isabel Allende, Antonia Arslan. Ho inoltre letto autrici che hanno scritto la loro storia di coraggio nei paesi islamici. Trovo molto interessante Melania Mazzucco e sono sempre alla ricerca di autrici contemporanee. Riguardo alla poesia rimango sempre ancorata a Emily Dickinson e Sylvia Plath e sono molto entusiasta di poetesse poco conosciute contemporanee come Chiara Catapano e Isabella Bordoni ultimamente studiate dalle attrici del Teatro Astragali di Lecce, Iula Marzulli e Manuela Mastria. in occasione di un dialogo-intervista con Flavia Lanza.

G.: Le mostre (collettive o personali) più rilevanti del tuo percorso sino a qui:
J.: L’esposizione della sesta edizione “Premio Morlotti” ad  Imbersago(LC,) nel 2001,
quella della XII Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo a Castel Sant’Elmo di Napoli nel 2005,  “Copykiller”, nella Galleria AKBANK SANAT a Istanbul perché contattata dopo aver visto l’opera nella precedente Biennale. Poi ci sono le collettive che hanno avuto una buona curatela ed impegno come quelle nel Museo Peppetto, Nuraghi(OR) a cura di Askosarte e il critico Ivo S. Fenu, “Nigredo” realizzata in una location particolare, L’ex lavanderia dell’ex manicomio di Roma, con artisti di grande impatto a cura di Adragna, Veroli e Collevecchio. I molteplici progetti espositivi a cura di Settimio Ferrari e Francesca Londino in Calabria. “S(corpo)RO” alla Pinacoteca di Gaeta con Adriana Maria Soldini, narratrice d’arte che ha la personale “Come bocca di pesci i pensieri” nella galleria Le Muse Giovani ad Adelfia(BA).
“Iconica” alla nuova RezArte a Reggio Emilia per la buona scelta di molti artisti che stimo, la“ collettiva“Coexist” con il tema dell’arte fantastica, a cura di Ivan Quaroni, alla galleria E-lite Studiogallery a Lecce, la Fiera “Art Taipei 2013”, Taiwan, e  “New faces from Italy”, Red Elation gallery, Hong Kong, sempre in Cina.

G.: Raccontaci la tua pittura attraverso qualcuna delle tue opere:

J.: La prima opera con la quale mi racconto è “Diana”, realizzata nel 2012.  Ho voluto  raffigurare la sicurezza di una donna, un mito che ha il seno saturo di latte. Ho voluto mettere in evidenza l’unione con la sua natura quasi bestiale e la prontezza nel sapere mettere in discussione se stessa attraverso il taglio della treccia, azione che riporta Diana alla “bambina” che è stata e che ancora vive nei suoi occhi.

Jara Marzulli - Diana, olio su tela, cm20x70cm, 2012

Jara Marzulli – Diana, olio su tela, cm20x70cm, 2012

J.: “La bambina e le api” è invece  un’immersione romantica di una creatura che fa uscire da sé le immagini ancestrali di insetti dai diversi significati simbolici. Il nettare della vita scorre dai fiori tenuti stretti fra le mani e ancora, le trecce tagliate sotto i suoi  piedi simboleggiano l’abbandono di una storia vissuta e l’attesa di nuove storie che verranno.

Jara Marzulli, La Bambina e le api, olio e matita su tela cm120x80, 2012

Jara Marzulli, La Bambina e le api, olio e matita su tela cm120x80, 2012

J.: “L’odore del sale” e “Il torrente di Ofelia” sono, invece, tra le opere più recenti.  Nascono da una mia indagine circa il peso di un corpo su di un altro. Al momento di far posare le piccole modelle  ho ricercato con attenzione la giusta posizione che facesse combaciare i corpi senza creare disagio e dolore,  senza che l’una spingesse sulle ossa e sul diaframma dell’altra. In “L’odore del sale” avevo intenzione di far emergere quel senso di pienezza che il mare mi dà, ma di una pienezza traboccante, infatti dalla bocca di una delle due bimbe scende un rivolo d’acqua salata. Il corpo è abitato da piccoli pesci che s’incastrano nell’immagine, e che dunque vivono nella carne. E’ una mescolanza di concretezza ed evanescenza, carne e acqua.  “Il torrente di Ofelia” l’ho invece immaginato come una corrente d’acqua che trasporta due bambini.Quella corrente è anche il flusso della poesia, dell’incantamento, del sogno innocente che si svolge mediante l’immersione in un magma indefinito, come Ofelia che si abbandona tra i profumi dei fiori.

Jara Marzulli,L'odore del sale, cm60x128, acrilico e olio su tela, 2013.

Jara Marzulli,L’odore del sale, cm60x128, acrilico e olio su tela, 2013.

Jara Marzulli, Il torrente di Ofelia, cm70x130, acrilico e olio su tela_2013.

Jara Marzulli, Il torrente di Ofelia, cm70x130, acrilico e olio su tela_2013.

G.: L’opera d’arte più “femminile” della storia dell’arte ?

J.: Giuditta che decapita Oloferne (del 1612 circa) di Artemisia Gentileschi

G.: L’opera d’arte che ti fa dire : “questa avrei davvero voluto realizzarla io”!
J.: Siccome avrei voluto fare anche scultura direi che avrei voluto realizzare quelle di Michelangelo per la Tomba di Lorenzo de’ Medici, dove son rappresentati L’Aurora, Il Crepuscolo, La Notte e Il Giorno.

G.: Quale reazione desideri abbiano i fruitori del tuo lavoro, e quali riflessioni ambisci a provocare in loro?
J.: Beh… in realtà vorrei che arrivasse loro tutto ciò che io tento di esprimere e che ho descritto sopra,  ma accorgermi della curiosità già mi soddisfa, il silenzio durante l’osservazione forse ancor di più. L’essenziale è che ne nasca un’interpretazione personale.

G.: Work in progress e progetti per il futuro:
J.: Ultimamente si è conclusa la mia mostra personale presso E-Lite studio gallery di Lecce, intitolata “Riportami all’inizio”, frase tratta da un testo della cantante Giuliana Schiavone e curata la Roberto Lacarbonara. Ci siamo trovate molto in sintonia rispetto al significato ultimo di questa frase, che riporta ad una verginità percettiva sia del corpo che del mondo che lo circonda, e che conduce ad una dimensione leggera e sospesa. Come l’anima. E così che ho voluto, nelle ultime opere, lavorare su questo percorso di pesi-sospesi legati agli aspetti femminili e sull’infanzia, quest’ultima da me  interpretata come apertura, come carattere non definito di una identità non ancora formata. Ho partecipato con un progetto fra Art and Ars Gallery e E-Lite Studiogallery anche ad Affordable Art Fair di Milano. Prossimamente esporrò in Spagna, come artista selezionata al concorso ModPortrait, in una collettiva presso la  Galeria Artelibre; inoltre un’altra tappa di “Aliens”, organizzata da Frattura Scomposta Magazine, mi attende in quel di Ferrara! Ma il mio progetto essenziale resta quello di migliorare il mio studio ed il mio percorso, concentrandomi sulla poesia dell’umano.

G.: Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore:
J.: “Cogito ergo sum”

Il sito ufficiale di Jara Marzulli è: http://www.jaramarzulli.it

LA VOCE – Antonia Pozzi

LA VOCE

Aveva voce in te
l’universo
delle cose mute,
la speranza
che sta senz’ali nei nidi,
che sta sotterra
non fiorita.

Aveva voce in te
il mistero
di tutto che presso una morte
vuol diventare vita,
il filo d’erba
sotto le putride foglie,
il primo riso del bimbo salvato
a fianco di un’agonia
in una corsia
d’ospedale.

Or quando cade dagli alti
rami notturni
dei campanili – un rintocco –
e in cuore affonda come
il frutto dentro il campo arato –

allora hai voce
tu in me –

con quella nota

ampia e sola
che dice i sogni sepolti
del mondo, l’oppressa
nostalgia della luce.

(Antonia Pozzi –  10 dicembre 1933)

Giovanna-Lacedra-Antonia-Pozzi

Antonia Pozzi nacque a Milano il 13 febbraio del 1912. Figlia di una contessa e di un avvocato, crebbe in un ambiente colto e raffinato. Frequentò il liceo classico e già all’età di sedici anni prese a dedicarsi con costanza e passione alla poesia. Si iscrisse poi alla Facoltà di Lettere e Filosofia dove si laureò con lode discutendo una tesi sulla formazione letteraria di Flaubert. Ma in sè, nel luogo più intimo della sua anima, albergava un vuoto irrisolvibile, un dramma esistenziale cui riusciva a dar voce soltanto con l’inchiostro. Solo la poesia sapeva filtrare sfumature di quel dramma, di quella depressione. Ma neppure le parole furono abbastanza. Antonia si suicidò il 2 dicembre 1938. Quella mattina Milano era coperta di neve. E lei ugualmente prese a pedalare per le campagne intorno all’Abbazia di Chiaravalle. Poi,  davanti ad un breve corso d’acqua che attraversava i campi, si fermò. Scese dalla sua bici. Aprì il barattolo di pillole che aveva portato con sè, le ingoiò tutte, mandò giù un sorso d’acqua e poi si sdraiò sulla neve. E lì, sdraiata nel bianco immacolato dei campi, attese la morte. La trovarono dopo poche ore. Lasciò al mondo, nei sui cassetti, un vero e proprio diario di poesie, oggi quasi tutte edite. La poesia era tutto. Era il luogo, il nascondiglio, il ristoro, la verità. Aveva infatti scritto: “vivo della poesia come le vene vivono del sangue…” .Quella mattina di dicembre, quando si suicidò, Antonia aveva soltanto 26 anni.

L’autobiografia è una trasformazione…

“L’autobiografia può essere considerata un particolare tipo di trasformazione in cui il soggetto sceglie una specifica, ma ancora non articolata immagine, da cui procedere progressivamente per definire il suo sé con sempre nuovi aggiustamenti ….

Giovanna_ Lacedra-Eleanor_Antin_The-King_1972

…quali, contemporaneamente, rendono più chiara e precisa l’immagine originaria, mentre trasformano il soggetto”

[Eleanor Antin in ‘Notes on Trasformation’ – 1974]

Eleonor Antin nasce nel Bronx di New York City il 27 febbraio 1935 . Artista concettuale del movimento femminista americano degli anni Settanta,  è celebre per le sue performance e installazioni, ma anche per i suoi disegni, per i suoi testi, per le sue foto e i suoi video. Attualmente vive a San Diego in California.

Ho l’impressione di imbrogliare…

“Credo che il compito principale dell’artista è quello di essere creativo,

Giovanna_Lacedra_Trisha_Brown

e io ho sempre attentamente seguito questo precetto.

Se copio qualcuno, o anche solo me stessa, ho l’impressione d’imbrogliare.”

(Trisha Brown)

 

Trisha Brown è nata ad Aberdeen, Washington, nel 1936 ed è una coreografa, danzatrice, performer.

Shamsia Hassani: Più forte della violenza è l’arte..-

“Dall’arte può scaturire il cambiamento, ne sono sicura.

Di solito dipingo donne con il burqa ma in una versione più moderna…

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voglio raccontare le loro storie e trovare un modo per salvarle dal buio, aprire le loro menti e portare cambiamenti positivi nelle loro vite, provando così a cancellare i ricordi negativi della guerra ed aiutandomi ricoprendo i muri della città con colori vivaci”.

[Shamsia Hassani ]

Shamsia Hassani, 25 anni, afghana. Prima Street Artist in burqa della storia, crea con bombolette spray, ritraendo donne in burqa e trattando dei diritti civili. In un paese abituato alla guerra e all’oppressione femminile. Questo si chiama coraggio.